Elezioni in Iraq: risultati al rallentatore

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Terminate le elezioni,  in Iraq è cominciato lo spoglio dei voti che andrà avanti ancora per molto.

Noi Occidentali, abituati a conoscere i risultati quasi immediatamente con gli exit poll e solo dopo poche ore anche quelli ufficiali, ci stupiamo dei tempi tanto  lunghi che occorrono in Iraq come negli altri paesi dell’area. Ma bisogna tener presente che manca in quei paesi l’abitudine e quindi la pratica del voto: circa 800 mila persone sono impegnate in questo conteggio, tutte persone praticamente prive di esperienza, in un paese ormai allo stremo in cui mancano le infrastrutture più elementari e figuriamoci poi quelle avanzate e tecnologiche che noi Occidentali diamo per scontate.

A questo si aggiunge che un po’ tutti denunciano disfunzione e brogli che non sappiamo in quale misura ma certamente  vi sono  e molte, su sollecitazione dei potentati locali che controllano le varie zone.

Tuttavia bisogna tener conto che in questo tipo di elezioni, come quelle dell’Afganistan, in realtà non sono tanto importanti i risultati del voto in quanto non sono presenti grandi differenze ideologiche e politiche nei partitie e  gli elettori si regolano più per appartenenza etnica e confessionale o per conoscenza diretta dei candidati (partiti dei notabili).

L’importanza del risultato, invece, soprattutto risiede nella partecipazione degli elettori, nello loro capacità e volontà di resistere ad al Qaeda che ha decretato una specie di coprifuoco ed ha operato un certo numero di sanguinosi attentati per costringer la gente a non andare a votare.

Anche i dati sulla affluenza sono alquanto incerti: tuttavia pare che si attestino  sul  60 % che in queste condizioni costituirebbe gia un ottimo risultato.

Ancora più importante è che la componente sunnita che non partecipò massicciamente alla  precedente consultazione, questa volta sia andata a votare.

D’altra parte bisogna considerare che gli Iracheni, se vogliono uscire dallo stato terribile di disordine, insicurezza e miseria nel quale si trovano ormai da otto  anni hanno, in realtà, una sola via: eleggere un governo in grado di dare una parvenza di ordine in modo da permettere agli americani  ai loro alleati di lasciare l’Iraq  al  più presto,ch è cosa da tutti agognata.

Occorre soprattutto  dare una alt alle lotte interne fra le confessione e le etnie  che nessuno è in grado di vincere ma che tutti perdono irrimediabilmente.

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Da al Jazeera:operazioni di scrutinio

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