Le due anime di Fava

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Carlo Fava2«Grazie! Posso dirvi che per Modica ho indossato il tight del mio matrimonio! Sono molto contento di essere stato in un posto pieno di storia come questo». Carlo Fava ringrazia così il pubblico di Note di Notte Winter che lo ha richiamato sul palco del Teatro Garibaldi chiedendogli un bis. Sorride, torna al piano e presenta i due brani delle sue esperienze sanremesi: Un discorso in generale (2006) e In caduta libera dall’ottavo piano (1993).

Un po’ Peppe Servillo (per la gestualità) un po’ Stefano Rosso (per la capacità bozzettistica), un po’ Giorgio Gaber e un po’ Nanni Svampa (per l’ironia, a tratti attraversata da lampi di romanticismo mai banale, e per l’impronta milanese) Fava ha diviso lo spettacolo in due parti ed ha mostrato due anime. Una più soft e intimista, l’altra più sarcastica e graffiante.

La prima parte del concerto è dedicata alla presentazione di Neve, ultimo lavoro discografico che «raccoglie piccole istantanee, piccoli risvegli dopo addormentamenti» – dice lo stesso Fava.

Otto brani-bozzetti incorniciati da quell’istante che segue o precede il sonno, quando l’abbandono regala alla realtà un velo di semi incoscienza che, ovattando i pensieri, o fa raccogliere in se stessi o fa vagare per sentieri improbabili. Ad accompagnare il cantautore milanese in questo viaggio tra brani e monologhi recitati, Danilo Rossi, Prima Viola Solista dell’Orchestra del Teatro alla Scala e della Filarmonica della Scala, e Marco Banchi, pianista eclettico con forte radice jazz. Ancora due anime diverse, dunque, in grado di integrarsi e sostenersi con una ricchezza di suoni non comune.

Nella seconda parte del concerto Fava resta solo sul palco e siede al piano. L’ironia si fa più graffiante, le armonie si avvicinano al jazz, emerge con maggiore determinazione il mordente da cabaret impegnato e di classe – quello appunto di Gaber o Svampa – che a tratti sembra sfiorare il nonsense ed ha sempre una sottile vena di denuncia. Trovano spazio in questa seconda parte, tra gli altri i brani, La malavita non è più, L’uomo flessibile e La scaletta «ispirata ai titoli di un Tg – spiega Fava – che tutto il mondo ci invidia: Studio Aperto».

Il mio nome segna il rientro sul palco di Marco Bianchi, con l’armonica, e L’ultima volta che ho visto i tuoi occhiali vede ricomporsi il trio. Chiude il concerto Lettera da un luogo che non so, brano in cui il pianoforte si fa telaio per armonica e viola che, come trama e ordito, danno vita ad un tessuto sonoro sanguigno e coinvolgente. È l’ora del bis, del tight, dei saluti finali.

Lo spettacolo affascina e Fava, decisamente da riascoltare, scrive il suo nome tra gli ospiti più interessanti di Note di Notte.

La serata ha goduto del sostegno della Concessionaria Bmw e Mini C.A.R. Ragusa.

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