“Retrocrata e trocotilta” Sicilia: l’Aria del Continente

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pattavina studio-marotta.it

Ci troviamo al Teatro Musco di Catania in una serata che annuncia l’arrivo della “dolce” primavera. Abbiamo assistito svariate volte alla rappresentazione del testo forse più rappresentativo di Nino Martoglio, “L’aria del Continente”, lo facciamo con immutato entusiasmo, con il palpito di chi scopre, tra le parole, una fetta della propria anima, delle proprie origini.

Una commedia che spesso viene portata sul palcoscenico “mutilata” del secondo atto non sapremo mai per quale oscuro, incomprensibile motivo.

Quello che leggerete non sarà la solita “noiosa” recensione, per dir la verità, l’ennesima recensione. Nella geniale mente, orgogliosamente “sicula” per dirla tutta di Nino Martoglio, si nasconde una verità ancora oggi innegabilmente attuale e pressoché biasimabile: il pregiudizio tipico delle persone “intellettualmente” limitate, stereotipate dal cattivo gusto di marchiare a fuoco e additare come esseri superiori la gente abituata alla libertà di pensiero e di azione.

Roma “Caput mundi”, capitale del nostro affascinante “stivale” diventa anche esempio di evoluzione, esempio di apertura mentale, crocevia dell’emancipazione umana.

Don Cola Duccio, protagonista della commedia in questione, attinge dalla “Città Eterna” la forza per cambiare il suo pensiero “retrogrado e troglodita”: un’erronea diagnosi medica lo porta a spostarsi per intervenire e risolvere il suo problema di “appendicite”.

Pippo Pattavina interpreta Don Cola: la sua recitazione è calda, dai ritmi spesso troppo veloci. Sua è anche la regia, condotta con coinvolgente enfasi ed assecondata in modo del tutto adeguato dall’intero cast: Marcello Perracchio (Don Lucinu Faru), Olivia Spigarelli (La signora Marastella), Luana Toscano (Milla Milord), Aldo Toscano (Il delegato), Alberto Bonavia (Cecè Santimitri), Vittorio Di Paola ( Don Liboriu Pappalardu), Sara Emmolo (Donna Sarina/La serva di Don Cola), Carlo Ferreri (Michilinu), Francesca Ferro (Clementina), Nellina Laganà (Donna Cuncetta), Pippo Marchese (Deriu Rapisarda), Camillo Mascolino (Don Filadelfu Vadalà), Plinio Milazzo (Sasà Lanzafami), Raniela Ragonese ( Donna Michela), Bruno Torrisi (Il tenente Galieno Galletti), Giovanni Vasta (Il cameriere Oraziu).

Le scene ed i costumi fedeli al momento storico sono di Giuseppe Andolfo, le musiche di Pippo Russo, le coreografie essenziali di Donatella Capraro. Luci e allestimenti a cura di Franco Buzzanca.

Lo stesso Pippo Pattavina definisce la Sicilia una “malattia” dalla quale il personaggio Cola inconsapevolmente non è guarito e non vuole guarirne a scapito di una apparente, squallida emancipazione che, particolarmente nel sesso femminile “meridionale”, copre a volte con una improbabile e sottile maschera, la disonestà e l’impudicizia di una deviata coscienza.

Ciò è in netto contrasto con l’eccessivo ed autolesivo controllo del bigottismo della sorella del protagonista, la signora Marastella qui interpretata con eccessiva autorità sia negli atteggiamenti che nella timbrica vocale. Essa lede, suo malgrado, la tranquilla quotidianità dei figli che crescono soffocati dal controllo smodato delle proprie emozioni, assoggettati al conformismo e all’ignoranza.

Inoltre, forse per la stanchezza delle repliche, forse per un simpatico evento imprevisto dietro le quinte, spesso gli attori sul palcoscenico stentano a trattenere dei sorrisi poco attinenti al “recitato”: capita anche se non “dovrebbe” capitare.

In fondo siamo uomini e siamo soggetti a sbagliare.

E sbagliamo in qualunque posto ci troviamo. Bisogna fare attenzione al modo con cui respiriamo la nostra “aria”. Siamo veramente liberi nel momento in cui riusciamo a non giudicare come giusti o sbagliati gli “altrui comportamenti”.

In fondo…tutto il mondo è un grande “Paese” abitato da un crogiolo affascinante di menti e mentalità più disparate.

I pregiudizi e l’ignoranza inquinano la meravigliosa “Aria dei Continenti”.

 L’immagine è tratta dal sito: studio-marotta.it

 

 

1 commento

  1. Concordo con questa puntuale recensione.

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