Kirghizistan: fine di una “rivoluzione colorata”

Print Friendly, PDF & Email

201048104455139734_20

Roza Otunbayeva (nella foto sopra) designata dalla opposizione come presidente  ad interim ha annunciato che entro 6 mesi si terranno nuove e libere elezioni. Singolare il mezzo di diffusione della decisione: internet. Intanto il presidente Kurmanbek Bakiev  costretto dalle dimostrazioni a fuggire al sud non accetta di cedere il potere e di essere deposto dalla folla. L’esercito però ha fatto sapere che non intende intervenire e quindi in pratica non ha nessun mezzo per recuperare il potere.

Il nuovo governo è stato anche riconosciuto dalla Russia che ha inviato anche qualche reparto militare a  mo’ di monito mentre gli Americani si  guardano bene dall’intervenire e  si sono richiusi nella base militare che essi hanno in affitto e che è molto importante per il supporto alle truppe del confinante Afganistan.

Pochi dubbi quindi che va quindi a finire la “rivoluzione dei tulipani”, una delle  “rivoluzioni colorate” nei paesi ex sovietici.

Il  Kirghizistan è un piccolo e povero paese di circa 5 milioni di abitanti in maggioranza di stirpe turca ma con una notevole minoranza russa e sta al centro delle influenze russa americana e anche cinese.

Dopo la sfaldamento dell’URSS fu governata dal presidente Askar Akayev fino al 2005 quando contro il suo malgoverno esplose la “rivoluzione  dei garofani” : come le altre dei paesi ex sovietici ( Georgia e Ucraina ) essa guardava all’Occidente  e quindi entrava in contrasto oggettivo con la influenza  russa che anche dopo lo scioglimento dell’URSS tuttavia permane forte anche per  la presenza di forti minoranze russofone Ma il governo di Bakiev non ha mantenuto le promesse ed è stato  a sua volta accusato di corruzione e malgoverno e contro di esso sono stati usati gli stessi metodi che lo avevano portato al potere: grandi folle in  grandi dimostrazioni pacifiche anche se si lamentano  circa 75 morti  negli scontri.

Come la “rivoluzione arancione”  dell’Ucraina e quella delle rose in Georgia  anche quella  dei tulipani pare quindi essere arrivata alla fine. Le motivazioni  sono tante  ma la principale forse è ua sola: ci si aspettava troppo da essa, Esse nascono dal confronto con l’Occidente e dall’ idea di  importarvi modelli di politica e di vita occidentali nella ingenua aspettativa che essi portino rapidamente a livelli di benessere e di libertà simili a quelli occidentali. Ma la  realtà è diversa, le difficoltà tante; in Occidente la democrazia e il benessere non sono nati all’improvviso ma  sono il risultato dell’opera e dei sacrifici di molte generazioni. Inoltre  l’Occidente, se è vicino idealmente ad esse, tuttavia realisticamente non intende nemmeno entrare  in conflitto con la Russia che con Putin ha superato il marasma e il disordine dei tempi di Eltisin ed è tornata ad essere una grande  potenza. Bush promise un appoggio alla Georgia che poi non fu in grado di portare effettivamente anche per la decisa opposizione degli europei a un pericoloso confronto con la Russia:” l’America è lontana ma la Russia drammaticamente vicina:  si disse in quei giorni tragici del conflitto nell’Ossezia del sud.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*