Aprea e Carroccio all’unisono per il federalismo scolastico

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Dopo il gran consenso alle ultime consultazioni elettorali, il Carroccio non poteva non riprendere la corsa al federalismo scolastico.

Per bloccare l’emigrazione di docenti, soprattutto dal Sud al Nord, con conseguenti perdite di posto per i locali, la deputata Paola Goisis, segretaria in commissione Istruzione alla Camera, presenta una proposta di legge nella cui introduzione si legge: basta con l’equazione docente uguale personale statale.

Albi regionali dei docenti, obbligo di residenza sul territorio per l’inserimento in graduatoria, trasferimenti dopo cinque anni in caso di assunzione, prova d’ingresso a carattere regionale, maggior punteggio nei concorsi per i posti a tempo indeterminato per quegli insegnanti che dimostreranno di aver operato con continuità in una data regione per almeno tre anni.

Ed ancora, la gestione del personale scolastico, dal reclutamento al trattamento economico, spetta alle Regioni. Lo Stato darà le somme necessarie direttamente alle realtà territoriali, appositi uffici regionali sostituiranno quelli attuali dell’amministrazione scolastica e saranno le scuole a dover comunicare alle Regioni quanti i posti vacanti, a tempo indeterminato e determinato, per un eventuale reclutamento di docenti.

Per essere assunti, dunque, i docenti dovranno iscriversi in appositi albi regionali distinti per ordine di scuola. Per accedere serviranno la laurea magistrale e l’abilitazione all’insegnamento, nonchè la residenza in uno dei comuni della Regione.  L’albo conterrà i dati dei docenti, la residenza e il voto ottenuto al test d’ingresso, la prova che i docenti dovranno sostenere e che riguarderà, tra l’altro, il Titolo V della Costituzione e le nuove autonomie regionali. Fondamentale sottolineare che ci si potrà iscrivere ad un solo albo.

Per quanto concerne i concorsi, anch’essi si svolgeranno su base regionale ogni tre anni, tenuto conto dei posti liberi. Nella valutazione dei titoli si terrà conto anche del servizio prestato con continuità per periodi non inferiori a tre anni nelle scuole operanti sul territorio regionale. Chi risiede sul territorio sarà avvantaggiato. I vincitori di concorso non potranno spostarsi in altre regioni per cinque anni e, per tutta la durata dell’incarico, non potranno cambiare residenza. Anche per i presidi è previsto un albo regionale. Quanto alla contrattazione, le Regioni potranno attivare autonomi livelli di contrattazione collettiva integrativa regionale.

Con la proposta Goisis cambiano anche gli organi collegiali delle scuole che verranno sostituiti da: Consiglio dell’istituzione, collegio dei docenti, dirigente scolastico.

Le scuole saranno dotate di autonomia statutaria, avranno una carta dei servizi a garanzia degli utenti e dovranno raccordarsi con il territorio, godranno di autonomia finanziaria, saranno finanziate dalle Regioni, ma potranno ricevere contributi anche dalle famiglie, da enti pubblici, privati e soggetti esterni.

Anche sui curricula si stende il velo del federalismo leghista: una parte del curricolo obbligatorio verrà utilizzato dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado per la costruzione di percorsi interdisciplinari dedicati alla conoscenza del territorio di appartenenza, dal punto di vista storico, culturale, ambientale, urbanistico, economico, sportivo.

Detto questo, non si può pensare casuale l’intervento dell’Onorevole Aprea, presidente della VII commissione cultura, al convegno internazionale, svoltosi nei giorni scorsi, presso la Luiss a Roma. L’onorevole, infatti, rilancia i punti salienti del proprio DDL, che guarda caso era stato bocciato la scorsa estate, proprio dai leghisti, in quanto non era previsto un test di cultura del territorio per i docenti neo assunti. Aprea cerca collaborazione o vuole riscattarsi dello smacco subito?

Fatto sta che l’obiettivo è comune: bloccare la presenza di docenti precari provenienti dal Sud.

Intanto, ieri si è svolto l’incontro tra i rappresentanti del Ministero e i Sindacati per discutere della bozza sugli organici: confermati i tagli di 25.558 unità. Saranno Campania, Sicilia, Calabria, Sardegna le regioni che subiranno i maggiori tagli, sobbarcandosi il maggior peso nel processo di “razionalizzazione” del sistema scolastico italiano.

Il federalismo scolastico, la ciliegina che mancava sulla torta servita dall’attuale governo italiano.

Fonte: Orizzontescuola.it

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