Precari intrappolati nella rete delle riforme.

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Sembra ormai deciso, il nuovo sistema di reclutamento degli insegnanti sarà legge entro il 2011. Quanti hanno seguito le vicende del sistema scolastico italiano in questi ultimi anni, sicuramente hanno sentito parlare del decreto Aprea, della proposta di albi regionali da parte del Carroccio, degli “effetti” post-partum del Ministro Gelmini e delle lezioni di ittica del Presidente della Lombardia Formigoni.

E’ chiaro ormai a tutti che gli albi regionali avranno un ruolo decisivo, ma ci si chiede che fine faranno i precari attualmente iscritti in graduatoria? E quale sarà il nuovo sistema di supplenze?

Saranno i presidi i nuovi pescatori che di buon’ora getteranno l’amo aspettando che abbocchi il pesce che loro desiderano? O saranno le scuole a gettare le reti, bandendo concorsi regionali sul reale fabbisogno alimentare di una determinata regione?

Tra queste due possibilità, la meno dannosa sembra sicuramente la seconda.

Ma in questo burrascoso mare ci sono ancora i precari in balia delle onde!

Sia il Ministro che il Presidente della VII commissione cultura alla Camera hanno tranquillizzato i precari storici, iscritti in graduatoria, affermando l’inalienabilità dei “diritti acquisiti”. Supponiamo che per diritto acquisito si intenda l’approdo ad un contratto a termine indeterminato, cosa si potrebbe ipotizzare: la contemporanea esistenza di due canali di assunzione, quello attraverso gli albi e quello attraverso le “vecchie” graduatorie permanenti? Oppure l’ingresso in massa da parte dei precari storici negli albi regionali dai quali si “pescheranno” i futuri docenti?

E cosa succederà per le supplenze? Se da un lato i nuovi concorsi regionali potrebbero eliminare la necessità di supplenze su cattedre vacanti dall’altro diventa difficile ipotizzare la gestione delle “supplenze brevi”. In questo caso potrebbero entrare in ballo i tirocini di quanti stanno affrontando il percorso di formazione per diventare insegnanti, a discapito di quanti da anni hanno fatto della supplenza il proprio pane quotidiano, oppure ipotizzare il mantenimento delle graduatorie d’istituto o, nei peggiori dei casi, la chiamata da parte dei presidi per segnalazione.

Le ipotesi sono tante, certo è il futuro “incerto” di centinaia di migliaia di precari.

Quello che bisognerebbe ricordare, come affermato da Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Federazione Gilda-Unams, ciò che conta non è se l’organizzazione dei concorsi avviene a livello regionale, provinciale o nazionale, ma che siano pubblici e che l’accesso sia consentito a tutti i cittadini in possesso dei requisiti richiesti dai bandi, non dimenticando che le normative dell’Unione europea prevedono il libero accesso anche dei cittadini non italiani, ponendo come unico vincolo la conoscenza della lingua.

 Piuttosto che insistere nel voler bloccare l’ingresso di insegnanti provenienti da altre regioni, aggiunge il coordinatore della Gilda degli Insegnanti, sarebbe preferibile incoraggiare il radicamento sul territorio e la stabilizzazione dei docenti con meccanismi premiali.

E non si dimentichino, come sottolinea il presidente dell’ANIEF, gli artt. 3, 4, 16, 51, 97 della Costituzione e le recenti ordinanze di Tar e CdS di remissione alla corte costituzionale di una legge nazionale (167/09) e della legge della Provincia autonoma di Trento (5/06), orientate ai principi richiamati nel Disegno di Legge governativo di prossima emanazione, prima di chiedere al Parlamento l’approvazione dell’ennesima norma dal rilevante sospetto di incostituzionalità.

Fonte:Orizzontescuola.it

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