Risate-salvagente fanno riemergere un’Italia (af)fondata sul lavoro

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dolci&gabbati

Per tanti anni ho lavorato solo per diventare ricco,

ho dedicato tutta la mia vita al denaro,

ho sognato ville in campagna, auto costose e abiti firmati.

Ho sognato consigli d’amministrazione,
quotazioni in borsa, fabbriche da dirigere, giornali da controllare.

Ma oggi che ho ottenuto tutto questo, la mia vita mi sembra vuota.

Davvero non c’è altro?
Certo che c’è dell’altro, ci siamo noi stessi.

Oggi il mio desiderio è quello di essere,
voglio essere ricco dentro, voglio essere apprezzato per ciò che sono, non più per quello che ho. Oggi, fra “essere” e “avere”, non ho più dubbi, scelgo l’essere.
Anzi, ne prendo due. (Corrado Guzzanti, da “Il libro de Kipli”).

Cominciamo così, dal riflessivo, emotivamente intenso finale dello spettacolo, perché siamo stanchi di pensare ai problemi che ci spengono, ci incupiscono, offuscano di negativismo la nostra quotidianità.

Noi siamo” e ciò basta al mistero della vita.

Nello spettacolo di cabaret “L’Italia è una Repubblica (af)fondata sul lavoro”, il gruppo dei “Dolci & Gabbati”, Enrico Manna, Anna Impegnoso, Concetto Venti, Laura De Palma ed il Maestro Franco Pennisi, affronta in chiave comico-satirica lo spinoso tema del lavoro con la consapevolezza di chi, in prima persona o no, subisce la profonda crisi del nostro Bel Paese.

Basta guardarsi intorno prendendo spunto dalla realtà, dalla televisione, dall’insana e maniacale abitudine di dare valore a cose che realmente non ne hanno. Da “Premiata Falegnameria” a “La morte ed il precario”, dal “call center” al “Gigolò Gastone”, dall’Amore precario all’Extracomunitario, dalla convulsa competenza del “Dott. House” ad “Affari nostri lavoro”, possiamo facilmente ed amaramente constatare la nostra appartenenza ad una distratta, cinica società dove la famiglia perde le sue connotazioni di perno principale, dove gli anziani sono abbandonati ad una forzata, indifferente solitudine, dove la meritocrazia è un’utopia, una trascurabile carta d’identità per entrare a pieni titoli in un sano mondo lavorativo. I testi sono dell’autore Enzo Ferrara, luci e fonica di Art Music Service di Walter Puglisi, i costumi delle sorelle Rinaldi.

Il “deus ex machina” dell’appuntamento annuale del gruppo con il proprio affezionato pubblico risponde al nome di Armando Sciuto, esperto, eclettico regista che ha saputo impostare con estro ed originalità i vari personaggi dando il giusto ritmo, le giuste pause, i tempi appropriati ad ogni singolo sketch comico. Ci sembra doveroso, dunque, tributare un sentito riconoscimento ad un artista a “tutto tondo”, di grande professionalità ed esperienza.

Gli adattamenti musicali, l’esecuzione dei brani canori sono affidati alla potente voce della folk singer Laura De Palma che ci delizia, tra gli altri, con la coinvolgente esecuzione de “la sveglietta” e “Malarazza” del Modugno nazionale. Del tutto apprezzabile ed adeguata anche come attrice in diversi interventi: Marta sorella del Lazzaro risorto, promotrice di opere d’arte in un call center, figlia diligente ed aspirante lavoratrice in affari nostri. Laura De Palma è armoniosamente, magistralmente accompagnata al pianoforte dal Maestro Franco Pennisi, sempre attento ad intervenire in modo appropriato a chiusura di ogni sketch.

L’attore Concetto Venti, il fine dicitore, un “sarto” di scena, come ci piace definirlo, perché tesse, cuce con i suoi interventi, i vari momenti dello spettacolo passando da un ruolo all’altro con istrionica consapevolezza e adeguatezza. Veramente espressivo nel ruolo del precario “mollato” dalla fidanzata poiché i suoi comportamenti non rientrano nel target delle medie statistiche, bocciato dal materialismo di certe ciniche donne dedite più all’avere che all’essere.

Riconosciamo nell’attrice Anna Impegnoso la nuova nostrana Anna Marchesini: la cabarettista come la sua omonima è brillante, elegante nelle sue performance, valida partner dell’attore comico Enrico Manna, presente e credibile in tutti i ruoli a lei riservati: dall’esilarante Morte vestita di nero intenda a “prelevare” anime dalla terra, alla venditrice telefonica di articoli da “sexy shop” dalla propria abitazione più intenta a non bruciare il sugo sul fuoco; dalla Maddalena maldestra lapidaria e “lapidata” che si rivolge al falegname Giuseppe per riparare il proprio tavolo di legno, alla dottoressa claudicante di ER, Kerry Weaver; dalla materialista fidanzata autoritaria, alla “scunchiuruta” (sciocca per chi non è siciliano) figlia di un inetto padre. Con molta classe e senza essere scurrile nelle parole e negli atteggiamenti, la cabarettista poliedrica si presta alle parti con naturalezza coinvolgendo un pubblico divertito con le sue aperte risate collaudate da un’esperienza scenica acquisita, con predisposizione naturale ed impegno, nel tempo.

Dulcis in fundo”, ma non appartenente ai “Dolci” ma ai “Gabbati”, il versatile, instancabile attore Enrico Manna che abbiamo applaudito come degna spalla del noto attore Tuccio Musumeci nello spettacolo “Piccolo grande Varietà” che tanto successo ha avuto di pubblico e consensi. Dal poetico San Giuseppe dalla voce roca, al padre messinese dedito all’ozio e alla passione per la linea urbana del 29; dal claudicante, geniale e scorbutico Dott. House, allo sfortunato e prematuro bersaglio della Morte.

Esilarante d’aspetto e di mimica nelle vesti del gigolò Gastone, “tubatore” e beniamino delle donne vogliose di forti emozioni sessuali accompagnato dall’indimenticabile “Just a Gigolò” in versione David Lee Roth.

Commovente, di contro, non fosse altro per la tematica trattata carica di solidale comprensione da parte dei più sensibili, la parodia dell’emigrato che trova occupazione in un’Italia dalla facciata cosmopolita che nella pratica si rivela poi dedita allo sfruttamento più meschino da parte di datori di lavoro arrivisti e spesso razzisti senza scrupoli.

Nella circostanza l’attore Enrico Manna è accompagnato dalla musicalità etnica del tamburo Jambè di Mamadou, statuario ragazzo africano dall’idioma siculo che scatena risate ed ammirazione degli astanti.

E’ questo, a parer umilmente nostro, il giusto modo di fare cabaret: indurre l’essere umano alla riflessione, ad un’analisi accurata della propria coscienza e condotta di vita.

Eleganza, impegno, intelligenza caratterizzano il gruppo dei “Dolci & Gabbati” nel panorama artistico odierno.

Signori si nasce, qualcuno disse. Ma è giusto e doveroso mantenerci “signori” sempre. Nella risata come nella lacrima, nelle gioie come nei problemi.

Il giusto modo di offrire un salvagente di salvezza a chi si sente, come l’Italia, (af)fondata, ahimè, non solo sul lavoro. 

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