Voglio rispetto

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bersani

Molta eco ha destato la reazione di Pierluigi Bersani alle critiche rivoltegli in “Anno Zero” da Marco Travaglio in una delle sue note lette tutte di un fiato e sempre pungenti per il potere.  Bersani ha chiesto “rispetto” con tono assai fermo. Si era notevolmente innervosito per le difficoltà dell’incontro di qualche minuto prima con i cassintegrati dell’Asinara il cui portavoce era chiaramente un vecchio compagno insoddisfatto di quanto stanno facendo PD e CGIL e che gli parlava con il tono di chi sollecita un’assunzione di responsabilità più precisa e magari una maggiore comprensione e solidarietà. Oltre all’Asinara, Anno Zero aveva aperto diverse finestre di grande allarme sociale sulla condizione delle famiglie italiane nella crisi che le sta travolgendo. Nel PD il “voglio rispetto” di  Bersani ha  suscitato molto consenso, condivisione come se si fosse recuperato un orgoglio, un senso della propria funzione politica misconosciuto dalla gente e dai massmedia.

A me il “voglio rispetto” di Bersani non è piaciuto per niente. Mi ha ricordato, come atteggiamento, Aldo Moro con il suo “non ci faremo processare nelle piazze” più tardi riecheggiato in sedicesimo da Mastella e il Presidente Scalfaro con il suo “Non ci sto” a reti unificate. Atteggiamenti dettati da un forte senso della propria appartenenza ad un ceto, ad una oligarchia piena di superbia e che si ritiene superiore ed esente da critica. Non c’è bisogno di chiedere “rispetto” ma di spiegare nel merito che le critiche sono infondate se sono tali oppure di aprirsi ad esse senza fare l’offeso e la vittima.

Quale rispetto si può invocare per un Partito che occupa lo spazio di un partito socialdemocratico espressione di un blocco sociale alternativo diverso da quello della destra e che invece di tutelare gli interessi della sua gente offre servizi alla classe dominante? Bersani ha motivato il ritiro del PD dal referendum per l’acqua pubblica con lo specioso ed inverosimile argomento che molti referendum sono stati persi e che anche questo si perderà. Ma, ammessa per vera questa ragione, non ha detto che è per la gestione pubblica dell’acqua e, nella materia, si limita ad una mera riduzione del danno, accettandolo. Lo stesso il PD ha fatto per l’arbitrato che insidia l’art.18. Il suo gruppo senatoriale ha presentato un ddl che universalizza il precariato dandogli un orizzonte triennale ed una dotazione di bassi salari, salari di fame inferiori ai minimi contrattuali. Non c’è una sola materia a cominciare dalla politica estera in cui il PD proponga una cosa diversa da quella del centro-destra. La sua differenza consiste in una gestione civile e meno faziosa del potere ma questa non è la funzione di un partito di alternativa. Quando Enrico Letta propone di rendere sexy il PD non pensa al pensionato o al cassintegrato ma all’industriale o industrialotto. Le macerie sociali che stanno rovinando tantissima gente ed il sistema sociale italiano, la sua coesione, sono state provocate da input di liberismo selvaggio per i  quali il PD ha mostrato condiscendenza.  Se oggi il PD viene percepito con sconcerto da quello che fu il grande elettorato democratico della sinistra italiana ci sarà pure qualche responsabilità dei suoi gruppi dirigenti.

Il rispetto non deve essere chiesto per gli oligarchi della politica ma per le persone che sono state messe nel tritacarne di una crisi economica e sociale  spesso fomentata da scelte politiche. Basti pensare ai centomila licenziati della scuola ed alle privatizzazioni.

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