La pochade e lo Statuto

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cgilLa questione dei fischi a Bonanni, Angeletti e Sacconi è ritornata più volte nelle scuse della CGIL. Sacconi addirittura si aspetta un  sms di Epifani! Non dico che Epifani avrebbe dovuto fare come Craxi al Congresso di Verona che dichiarò che se fosse stato presente si sarebbe unito ai fischi a Berlinguer, ma le scuse a Cisl ed Uil ripetute più volte hanno assunto un significato politico discutibile.

Credo che i fischi fossero giustificati dalle scelte della Cisl e della Uil che considerano l’unità con la CGIL una mera adesione agli accordi da loro stipulati con Confindustria e Governo. Non dimentichiamo i gravi attacchi anche di carattere personale rivolti ad Epifani e la discriminazione della  Fiom isolata alla stregua dei palestinesi di Hamas.

La Confindustria e Sacconi, al di là delle schermaglie diplomatiche, escono dal Congresso con un ricco carniere: portano a casa non soltanto una CGIL che non ha alcuna piattaforma rivendicativa da presentare a chicchessia, un sindacato muto sulla condizione salariale, sul precariato e sui diritti, ma anche un semaforo verde all’apertura del cantiere di demolizione dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. Lo Statuto ha quaranta anni e come la Costituzione viene considerato obsoleto non solo dalla destra politica ma anche dal PD. Al suo posto ci sarà lo Statuto dei Lavori, cioè delle Imprese. Il capovolgimento è copernicano: dalla difesa dei lavoratori alla primazia dei diritti delle Imprese a cominciare dal diritto di non essere impacciate la “lacci e lacciuoli”. Infatti è in corso una radicale delegiferazione del diritto del lavoro e, laddove questo non è possibile, alla invenzione di enormi ragnatele giuridiche dentro le quali imbrigliare ogni velleità di difesa di una parte che Sacconi non considera minus habent!

Basta leggere in controluce, tenendo conto dei precedenti immediati, la dichiarazione di Epifani. Dopo aver ribadito che lo Statuto dei Lavoratori è una “pietra miliare” (il linguaggio è freudiano: si sa che dopo una pietra miliare ne esistono tante altre..) e ricordato che i suoi contenuti sono ancora validi, non esclude una partecipazione al negoziato sullo Statuto dei Diritti per verificare che cosa può essere accettato e respinto dalle proposte che verranno fatte. Come si vede l’agenda è scritta sempre o dalla Confindustria o dal Governo. La CGIL si limita a vedere, a verificare, a tentare una spesso impossibile riduzione del danno.

Questo atteggiamento della dirigenza della CGIL, seppur corroborato dall’appoggio del PD che teme l’orror vacui e di essere allontanato dalla cucina dove si preparano le polpette avvelenate della “modernizzazione”, è suicida o simula una opposizione inesistente. Due  recenti eventi danno una idea di come si comporterà la CGIL per lo Statuto che Sacconi ha dichiarato di liquidare entro il mese di maggio: l’accordo separato sulla riforma del contratto e la legge 1167.

Nel primo caso, la CGIL non ha firmato ma ha preteso di essere presente all’atto della firma.

Poi ha fatto filtrare nel tempo e nei mesi il nuovo contratto nei rinnovi dei contratti di categoria.

L’accordo separato Cisl UIL non c’è più come ha rimarcato, assai soddisfatta, la signora Marcegaglia. In quanto all’art.18 ha lasciato lavorare in pace per due anni il Parlamento senza una sola ora di sciopero. A seguito dei rilievi del Presidente della Repubblica per dare in qualche modo una qualche soddisfazione alla sua base inquieta, irritata e terrorizzata di perdere una garanzia che ha finora evitato la macelleria dei lavoratori a tempo indeterminato, ha fatto qualcosina. Ma niente di più di una spolveratina di movimentismo, tanto per poter dire: l’hanno fatto ma noi siamo stati contrari.

Lo stesso copione comincia a recitarsi per lo Statuto dei Diritti. E dal momento che la crisi incombe ed è assai minacciosa, e l’ombra della Grecia si allunga sull’Italia, si giocherà molto sulla emotività di una svolta epocale disastrosa per chiudere la bocca a quanti vorrebbero continuare a difendere la loro condizione. Ma come? Come quello che bolle in pentola voi indugiate ancora a difendere diritti “obsoleti”?

Questa storia della crisi è già costata molto ai lavoratori italiani. La Grecia ha avuto tre giorni di insurrezione per un blocco di salari e pensioni che in Italia è in vigore da quasi venti anni! Venti anni di collaborazionismo che hanno impoverito la classe lavoratrice ed arricchito a dismisura di privilegi e grossi emolumenti i managers ed i politici!!

Insomma, come in una pochade di Feydeau la CGIL di Epifani farà come quella signora che finge di resistere strenuamente agli attacchi del suo spasimante ma gli facilita l’amplesso continuando a strillare: “no!,  non voglio, no!!

Il copione della prossima cessione è già scritto! Uniche al mondo, le confederazioni sindacali italiane negoziano soltanto la cessione di diritti. Mi domando che cosa negozieranno quando non ci sarà niente più da cedere!

Sono convinto che la questione dello Statuto non riguardi soltanto le forze sindacali. Riguarda le forze politiche. Tutte le forze politiche comprese quelle che sono state escluse dal Parlamento hanno diritto di intervenire. Lo Statuto è parte della Costituzione realizzata.

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