Un progetto sociale di hotellerie

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Town@housestreet sviluppa nuovi spazi urbani e rende i negozianti albergatori. Questo progetto di ristrutturazione di spazi metropolitani è nato a Milano, ma è destinato alle principali metropoli del mondo
Le prime 4 PHS (Permanent Hospitality Spaces), ideate da Alessandro Rosso e firmate dall’arch. Simone Micheli, nascono dal desiderio di riqualificare quegli spazi metropolitani degradati o abbandonati. Prende così forma un nuovo concetto di ospitalità: totalmente scardinati gli stereotipi dell’albergo canonico spariscono la reception, la lobby, le scale, gli ascensori, i corridoi. I singoli spazi si affacciano direttamente sulla città-strada. Ogni spazio ha un ingresso indipendente direttamente dalla vetrina fronte strada, controllato elettronicamente da un tastierino alfanumerico sul quale poter digitare il codice della prenotazione effettuata on-line tramite il sito www.townhousestreet.com. E’ la città stessa che, scivolando sulle pareti, entra nello spazio e lo permea in un’osmosi semantica in cui significato e significante coincidono: la stanza diviene la città e viceversa.
Alessandro Rosso, ideatore del concept di questo nuovo pro-getto di riqualificazione  urbana denominato town@housestreet dice: “Quando si viaggia soli e si sta nella camera 1032 al 16° piano di un albergo, ci si sente isolati. Nei town@housestreet invece si è immersi nella città, nella sua velocità, nel suo movimento: si possono osservare le luci della strada, entrare in contatto con la città stessa e con i suoi abitanti. Come al tavolino di un bar all’aperto, si fa amicizia. La città diventa la tua compagna di viaggio in uno spazio tutto tuo”.
Simone Micheli, autore degli interni di town@housestreet  aggiunge: “Quando Alessandro mi parlò di questo concetto e dell’intelligente progetto imprenditoriale, mi fu tutto chiaro da subito. Il mio progetto di architettura d’interni avrebbe dovuto trasmettere, saltando gli stereo-tipi conosciuti, unicità, forte identità, incredibile interconnessione con il sistema urbano. Ho creato, così, dei luoghi estremamente evocativi, funzionali, coinvolgenti, capaci di divenire veri e propri manifesti di un nuovo modo di pensare al mondo dell’ospitalità, di un nuovo modo di concepire il rapporto tra la dimensione della ricettività e la città. In questo progetto gli spazi esterni del connettivo metropolitano, considerati come i corridoi di un hotel, penetrano negli spazi confinati degli edifici e ne trasfigurano il senso. La ricercata osmosi, segnica e contenutistica, tra il fuori ed il dentro, esasperata dal brillante contributo fotografico di M.Marcato, ha originato una miscela iconica esplosiva”.
Permanent Hospitality Space, la struttura pilota parte da Milano
Uno spazio commerciale, al piano terra di via Goldoni 33, si trasforma nei primi PHS (permanent hospitality space) fronte strada, privi di reception ma completamente informatizzati. I quattro spazi di via Goldoni occupano una superficie di circa 35 metri quadri ognuna, ad eccezione di uno di circa 50 metri quadri, configurandosi come veri e propri mini appartamenti con guardaroba, bagno e zona cucina, e completi di ogni comfort. Il primo spazio ci accoglie, con una lunga lingua verde acceso, tonalità che caratterizza ogni intervento di design della stanza. Salendo da terra si sviluppa lungo la parete e diventa prima scrivania e poi parte integrante del mobile con la piccola cucina, il frigo bar e le altre utenze. All’interno dello specchio, è ospitato un grande monitor LCD. Il letto, di colore verde con una luce LED blu perimetrale, forma sullo stesso piano, i due comodini integrati. Il secondo spazio è caratterizzato dal colore arancione. Dall’imponente testata del letto si apre, in sostituzione dei canonici comodini, un’asola stretta e lunga illuminata dall’interno, dove si trova un monitor LCD. Dall’altro lato, l’asola diventa il piano della scrivania che affaccia sulla vetrina di ingresso. La zona cucina, la cassaforte e il frigo bar sono occultati in un arredo rivestito completamente in specchio.
Il terzo spazio è composto da due camere e punta su uno svuotamento materico degli arredi, sul loro alleggerimento. I singoli elementi sono scomposti in due parti: i piani di appoggio e le relative strutture che li sostengono. In questo gioco dichiarato e conclamato di elementi, gialli tubolari e metallici, con le candide superfici dagli angoli stondati, generano una moltitudine di soluzioni compositive. Il quarto spazio, aperto all’angolo di due strade è acceso dal colore rosso che ne sottolinea tutte le finiture e ospita una scrivania dalle linee morbide, integrata con il mobile-cucina che occupa un’intera vetrina. La struttura di sostegno del letto,  piegata a C, diventa un piano di appoggio alternativo ai classici comodini.

Elisa Dal Bosco

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