Manovra e dintorni

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cgil

Gli alti lai delle Regioni contro la manovra proposta dal Governo sono del tutto ingiustificati. Le Regioni, approfittando dei loro poteri e sfruttando l’ideologia delle privatizzazioni hanno creato da almeno dieci anni a questa parte e continuano a creare una oligarchia fatta di oligarchetti della parapolitica e inventandosi enti pubblico-privati amministrati da consigli pieni come uova di persone con stipendi da managers tra i più alti del mondo. La gestione di questi enti è spesso fallimentare, ma chi se ne frega…. Si sono creati migliaia e migliaia di amministratori. Sono tanti che potrebbero creare un Sindacato come quello che si creò in Sicilia trenta anni fa costituito dagli amministratori delle aziende ESPI a capitale quasi interamente regionale.

Le Regioni andrebbero soppresse perché non producono servizi utili alla cittadinanza ed al territorio ed assorbono come spugne  le risorse finanziarie provenienti dallo Stato o spremute agli abitanti.

Se si mettono in fila i bilanci regionali  e se ne fa una somma il risultato è spaventoso. Lo è ancora di più se si aggiunge ad esso l’indebitamento con le banche, all’estero, spesso garantito da società di rating che lucrano assai bene per le loro certificazioni. Che motivo c’è di certificare con una agenzia di rating un bilancio di Ente dotato di un consiglio? Il motivo è legato soltanto ai traffici finanziari che si intessono tra le banche e questi enti. Quanti  enti locali in Italia si fanno certificare?

Ho sentito a Ballarò Epifani. Un Epifani loquace, combattivo, a volte financo aggressivo. Ha protestato contro l’iniquità della manovra che, more solito, si scarica tutta sui poveri, sul lavoro dipendente e sopratutto su quella fascia di ceto medio che, esclusa dalle  esenzioni dai ticket e le altre agevolazioni, viene caricata della soma.

Ma non ha detto una sola parola sul fatto che da quasi venti anni, per via di un diabolico accordo stipulato con Confindustria e Governo, i miglioramenti vengono rapportati  ad un “tasso di inflazione programmato”. Il risultato è un congelamento delle retribuzioni che ha fatto regredire al 23° posto della scala OCSE l’Italia. A pensarci bene, non ha detto una parola contro la proposta di congelamento ed ha steso su questo una cortina fumogena di accuse al governo. È una tecnica della comunicazione mutuata da Bersani che urla alla Gelmini un “non rompere i c…..agli eroici professori” che ha avuto vasta risonanza massmediatica ma, in effetti, non si è troppo affaticato a difendere la Scuola pubblica ed i professori preso nei laccioli del filovaticanismo di parte del PD e del liberismo della sua elite di teste d’uovo.

La manovra come è già stato detto è soltanto depressiva. Produrrà nuova disoccupazione e rallenterà il commercio interno. Non servirà a niente perché la questione dei conti dell’Italia e dell’Europa non è economica ma politica. Gli USA vogliono liberarsi dell’Euro e non gradiscono la stessa esistenza dell’UE. Non potendo bombardare Roma o Berlino o Parigi, come hanno fatto e fanno con Kabul, Bagdad, il Pakistan e tanti altri disgraziati “stati canaglia”, usano l’arma dell’inquinamento finanziario prima ed ora del fallimento procurato degli Stati più deboli.

Avrebbe fatto meglio l’Italia a darsi un  programma diametralmente opposto a quello di Tremonti.

Non 25 miliardi di risparmi che provocheranno depressione per cento miliardi, ma investimenti e spese di pari importo. Aumentando i servizi, il welfare, i salari, l’occupazione.

Un programma espansivo protetto da misure draconiane di difesa dei titoli di stato costringendo gli speculatori a sudare sangue se pescati a tramare. Gran parte dei titoli di Stato hanno collocazione interna. Per i titoli negoziati all’estero misure ancora più forti di quelle adottate dal governo tedesco.

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