Parte il palinsesto estivo della TV

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Esauriti gli appuntamenti della stagione invernale televisiva, in questi giorni prende forma la  programmazione tv di emittenti nazionali Rai e Mediaset estiva caratterizzata da film, quiz, varietà,  fiction,  soap  e rubriche dal taglio meno impegnativo, adatto ad un pubblico che assapora il richiamo di vacanze e leggerezza.

L’estate di Canale 5 inaugura il ciclo di film : Un’estate d’amore, un’occasione per rivedere le pellicole che negli ultimi anni hanno commosso e divertito con sentimento.

SE SOLO FOSSE VERO : Elizabeth Masterson (Reese  Witherspoon), giovane completamente dedita al suo lavoro di medico, entra in coma in seguito ad un incidente stradale.  Quando David Abbott (Mark Ruffalo) si trasferisce nell’appartamento di Elizabeth, lo spettro della ragazza comincia ad apparire al nuovo inquilino cercando di riprendersi ciò che è suo. La strana convivenza tra i due creerà situazioni comiche e paradossali che porteranno Elizabeth e David ad avvicinarsi l’uno all’altra sfidando qualsiasi legge razionale.

La Tv concede anche il lusso di staccare  il cervello, evadere dalla realtà e concedersi un’esperienza filmica “extraordinaria” immergendosi in una romantica favola d’amore che supera i confini del mondo fisico e metafisico.  I protagonisti, non possono nemmeno toccarsi, ma hanno comunque grande “sintonia“.

Il film è confezionato all’insegna di momenti romantici, divertenti e perfino toccanti che non mancano davvero di coinvolgere emotivamente, ed al termine dei quali veniamo invitati a riflettere profondamente sul significato di quell’astratta, imprevedibile parola che nel dizionario troviamo alla voce “destino” e non solo.

La trama del film porta inevitabilmente a toccare argomenti molto delicati e di attualità quali il coma vegetativo, ovvero quello stato della coscienza di sé e del mondo, di impossibilità di entrare in rapporto, con chi ti circonda, con chi ti vuole parlare e aiutare. Uno stato che non è vita e non è morte, e come cita il film stesso:” come se non fossi più legata al mio corpo” –  la serie di riflessioni  associate a  queste situazioni tremende sono tante,  una persona  deve avere il diritto di agire come si sente, quindi la prevalenza di un’attenzione al coma in relazione alla malattia e alla morte come vicenda personale, ma anche come dibattito etico sul tema dell’eutanasia;

Nel caso della protagonista del film la sua volontà era decisamente contraria al mantenimento in vita artificiale,  dando il consenso ad iniziative estreme considerate meno strazianti rispetto all’inevitabile.

Al di là dei sensazionalismi che vengono portati alla ribalta  dalle notizie di attualità (vedi recente caso Eluana Englaro), sarebbe opportuno che tali vicende   non fossero fini a sé stesse. Non più sfoghi emotivi legati all’impatto mediale, ma al contrario un’occasione per attivare forme di aiuti concreti, attraverso approfondimenti sulle tematiche dell’assistenza, dialoghi conoscitivi  che consentano  di capire le problematicità legate a tale  condizione e che aiutino l’azione conseguente, dando la possibilità ai parenti  o agli stessi pazienti di prendere la decisione adatta.

E’ necessario che ci siano strutture pubbliche adatte alla cura e riabilitazione delle persone in stato vegetativo a seguito di traumi. Tale carenza condanna molte famiglie a vivere in solitudine il dramma di accudire per lungo tempo persone in stato vegetativo, una condizione che richiede livelli di assistenza a basso contenuto tecnologico ma ad elevato impegno umano ed assistenziale.

E’ altrettanto necessario offrire  la possibilità di scegliere di porre termine ad una situazione di sofferenza fisica e offrire sollievo anche attraverso l’eutanasia. Attualmente l’unico paese che ha legalizzato la  “morte dolce” è l’Olanda. L’eutanasia è ammessa quando  : la persona che la richiede si trova in uno stato di malattia terminale e patisce sofferenze tali che gli antidolorifici, gli oppiacei e la  morfina non sono in grado di placare.

Il conseguente desiderio della morte varia da persona a persona, è una posizione assolutamente soggettiva, prima di giungere a versioni integraliste a favore o sfavore si dovrebbe tenere ben presente la problematicità dei singoli casi e la difficoltà di trovarsi realmente in quelle situazioni. Nessuno può dire o giudicare cosa possa essere soffrire attendendo la morte.

In conclusione mi  permetto di attingere alla saggezza degli  indiani d’America :

“ Prima di giudicare un tuo nemico devi camminare per sei mesi nei suoi mocassini ”


Visualizza altro: http://it.wikipedia.org/wiki/Eutanasia

http://archiviostorico.corriere.it/2006/settembre/09/cervello_resta_cosciente_anche_coma_co_9_060909002.shtml

http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200812articoli/9049girata.asp

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