SENZA TITOLO

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bavaglio-allinformazioneOggi, 11 giugno 2010 é stato dato il via in Parlamento alla legge Bavaglio. Oggi per la prima volta nella storia del nostro paese, si piange un lutto, un massacro, quello della libertá di informazione.

Con questa nuova legge ogni testata giornalistica, ogni telegiornale, di qualsiasi colore, si “tingerá” inevitabilmente di bianco. Molte copertine di quotidiani italiani e stranieri hanno espresso, a loro modo, il disappunto e la delusione nei confronti di questa assoluta perdita del diritto di informare liberamente. La legge Bavaglio vieta di dare notizia di indagine prima delle udienze preliminari, il che significa che il lettore, l’ascoltatore o chiunque voglia informarsi verrá a conoscenza di queste notizie solo dopo alcuni anni; gli autori delle riprese televisive o delle registrazioni audio effettuate senza il consenso dei diretti interessati rischiano ben quattro anni di carcere, a meno che non siano giornalisti professionisti: il problema é che la maggior parte dei giornalisti che si interessano di queste inchieste sono iscritti all’albo dei pubblicisti. Nessuno di loro potrá piú informarci su inchieste, indagini che violano diritti, che favoriscono soprusi e abusi.

Dopo questa notizia, mi permetto di parlare in prima persona, rivolgendomi ai lettori di questa testata online. Sono un’apprendista e mi sto avvicinando a questo lavoro nella maniera piú spontanea e vera possibile, ma il mio paese mi sta impedendo di essere libera di conoscere e di far conoscere.

Mi sento offesa, per la mancanza di rispetto nei confronti di questo mestiere e l’unica cosa che mi sento di dire per concludere é che la libertá é partecipazione, come diceva il grande Gaber, ma noi non siamo piú in grado di partecipare. In quanto collaboratrice di questo giornale, mi permetto almeno di evitare, per protesta, di dare un titolo a quest’articolo. Lascio la libertá ai lettori di farlo. Forse qualche briciola ne resta ancora.

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