Il lager di Marchionne

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Bisognerebbe che Marchionne spiegasse perché sposta la produzione della Panda dalla Polonia a Pomigliano nonostante le vantaggiose condizioni di cui ha finora fruito e non solo per i bassi salari ma anche per le brutali regole  imposte ai metalmeccanici polacchi che  certamente stavano assai meglio e godevano di ogni diritto nel regime comunista. Mi domando se Solidarnosh che, manovrato dalla Chiesa e dall’Occidente, riuscì ad avviare il rovesciamento del regime comunista sia soddisfatto del passaggio alla “libertà” ed alla “democrazia” ed all’insediamento di multinazionali che comprimono il livello di vita e la possibilità di crescere culturalmente e socialmente del popolo polacco.

Il tanto sbandierato investimento di 700 milioni di euro a Pomigliano, lodato da pennivendoli servili che lo agitano davanti ad una popolazione povera ed bisognosa di lavorare, non garantisce alcuna certezza per il futuro. Quali sono i programmi di Marchionne per Pomigliano? Esiste un piano industriale a lunga scadenza che tenga conto anche del fatto che la Panda potrebbe non avere una lunga vita come altri fortunati modelli di automobili? Colpisce l’assenza totale del governo in questa vicenda tranne la retorica e spocchiosa dichiarazione di Tremonti che proclama dopo la sconfitta della Fiom la vittoria del “riformismo”. Anche la Regione Campania che si agita assieme alle altre per i tagli imposti dalla “manovra” che certamente farà pagare alla popolazione  e non alle greppie di consulenti, amministratori, manager ed altri parassiti,  non ha mosso un dito, non interviene, non ha nulla da dire…..

In effetti non sappiamo niente e l’art.41 della Costituzione è ignorato. L’inerzia dei pubblici poteri consente un’operazione di pirateria da terzo mondo operata da una multinazionale che oramai di italiano ha molto poco e che comunque, nella storia industriale e civile di questo Paese, si è distinta per i reparti confino inventati da Valletta e per l’enorme compressione di diritti a Mirafiori rotta soltanto dagli immigrati meridionali negli anni sessanta. La storia della Fiat non è per niente gloriosa. Quando il lavoro abbondava in Italia la gente preferiva andare a lavorare dappertutto ma non alla Fiat degli Agnelli noti per essere  gretti ed avidi di sfruttamento.

Intanto credo che il Parlamento dovrebbe avviare una inchiesta parlamentare sulle condizioni di Melfi che non sono durissime come quelle firmate ieri dai sindacati felloni ma sono certamente molto pesanti.

I lavoratori non sono utensili animati, bipedi parlanti e non possono essere sottoposti ad uno stress che incide profondamente sulla loro salute fisica e psichica. Otto ore di lavoro senza pausa sono contro la Costituzione, contro la legge sulla sicurezza del lavoro, contro tutte le raccomandazioni internazionali che invitano a non superare i limiti della sopportabilità umana. Credo che bisognerebbe avviare un intervento della Magistratura per prevenire malattie nervose, infortuni, logoramento psichico. Si può tenere digiuna una persona per otto ore facendola lavorare a ritmi predeterminati da un computer e cronometrati  dalla sorveglianza? Sebbene siamo nell’Italia di Berlusconi e della destra al potere credo che questo non si possa fare. La fabbrica non può diventare un penitenziario ed il logoramento della salute dei lavoratori diventerebbe anche un costo che si scaricherebbe sullo Stato.

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