Fronte del porto

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A quanto pare il no della Fiom ha  messo in agitazione l’establishment italiano che ha difficoltà a reggere la scelta Fiat  senza unanimità di consensi. Soltanto l’unanimità può nascondere la profonda ferita ai diritti arrecata dal documento Marchionne. La scelta della Fiat sottoscritta da tutti i sindacati esclusa la Fiom è troppo dura, troppo pesante per essere esposta ad una pur minoritaria opposizione. Anche Veltroni  è intervenuto per spruzzare veleno contro gli operai di Pomigliano assenteisti ed invita la Fiom a non fare troppe storie, a non resistere. Ieri, in occasione della assemblea della Confcommercio, la signora Marcegaglia  ha fatto trapelare tantissima irritazione e si è detta stupita della resistenza Fiom. Il tono del suo intervento è stato quello di chi, avendo ricevuto rassicurazioni sull’adesione della CGIL al piano Marchionne, sia  rimasta delusa dell’opposizione della Fiom. Si è incontrata con Epifani e, qualche ora dopo, arriva ai giornali, la presa di posizione della CGIL campana che dichiara di partecipare al referendum del 22 e invita a votare sì per l’accordo. Contemporaneamente  il leader della minoranza Fiom che aveva votato contro l’accordo ha detto che se vince al referendum il sì, la Fiom dovrà firmare. In sostanza ha cambiato posizione e si è adeguato al perentorio richiamo  della CGIL e del PD. Il messaggio della Marcegaglia è stato prontamente recepito e tradotto in prese di posizione e scelte che isolano ancora di più il coraggioso gruppo dirigente della Fiom. Il suo rimprovero ha avuto risposte immediate. I ribelli della Fiom sono già nel tritacarne…

Chi resta accanto ai lavoratori? Chi continua a difendere la Costituzione, a stare dalla parte del diritto? Certamente la sinistra di Vendola e di Ferrero ma anche l’IDV che ha assunto una limpida posizione di rigetto del programma Marchionne di riduzione  gli operai a robot umani. Forse Veltroni ed Epifani non hanno letto le prescrizioni Marchionne sulla nuova organizzazione del lavoro in fabbrica: non soltanto otto ore continuative di lavoro a digiuno, senza pausa pranzo ma anche una postura obbligata del busto del corpo operaio che dovrà ripetere i movimenti programmati dal computer e cronometrati. Una sorta di allucinante attuazione della profezia di Chaplin di “Tempi moderni”.

Naturalmente Pomigliano, lo sappiamo tutti, è il cavallo di Troia della Fiat e del padronato italiano. È naturale attendersi che le “innovazioni” di questo accordo saranno trasferite in tutto il gruppo Fiat e una svolta radicale, una controrivoluzione padronale, divamperà in tutta Italia e troverà buon combustibile dalla tristissima situazione di disoccupazione e di cassa integrazione. Gli industriali sperano, sanno, che il terrore di non trovare altro lavoro spingerà i lavoratori ad accettare il cappio che si stringerà al loro collo.

Il fascismo avanza non soltanto ad opera della destra che ci governa e del suo blocco sociale. È allarmante registrare  gli applausi frenetici alle richieste di Berlusconi di fare carta straccia della Costituzione che si levano in tutte le assemblee dei corpi organizzati del padronato italiano: Confindustria, Confcommercio, Confartigianato. Lo squadrismo veste doppio petto e cravatta. È diverso dai  manganellatori di Mussolini che assaltavano e bruciavano le Camere del Lavoro. Non ne hanno bisogno dal momento che il maggiore partito di opposizione, l’erede del PCI e della sinistra cattolica, condivide ed approva tutte le sue richieste e la CGIL si trasforma in strumento di imposizione ai lavoratori della volontà del padronato. La società si rimodella in senso autoritario con il concorso delle forze che  dovrebbero difendere la libertà e la democrazia.

La libertà è indivisibile. Non si difende contrastando la legge bavaglio di Berlusconi ed assecondando la militarizzazione del lavoro italiano. Senza libertà nelle fabbriche e nei posti di lavoro sarà difficile difendere la  democrazia. C’è un rapporto diretto tra proposta di modificare la Costituzione e proposta Marchionne-Marcegaglia. Camminano insieme e ci riportano indietro nel tempo.

L’atteggiamento  di Cgil, Cisl, UIL  costituisce uno strappo della Costituzione ed una anomalia enorme della democrazia italiana. Sindacati che tirano la volata al padronato e ne soddisfano tutte le voglie, anche le più brutali e asociali, deformano la “normalità” del Paese. Non so se ci siano

interessi oscuri dietro questa servile accondiscendenza ma credo si possa parlare di “fronte del porto” della globalizzazione. In ogni caso ci sono gli interessi politici del PD che vuole attrarre la base sociale della destra non solo con le liberalizzazioni riproposte da Bersani ma anche con l’asservimento della CGIL.

La Fiom, dopo l’intervento della CGIL campana, ha anche problemi che riguardano la sua affiliazione alla Confederazione. Può continuare ad abitarvi dopo la pugnalata alla schiena di ieri?

Forse è necessario uno strappo. Una scelta di continuare a vivere e lottare con chi ne condivide le idee e lontani da chi è diventato longa manus del padrone.

(Nella foto, Maurizio Landini, segretario Fiom)

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