Dal super-yuan a Pomigliano

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cina 244

E’ bastato l’annuncio che la Cina avrebbe consentito una moderata flessibilità di cambio dello yuan perché le borse in tutto il mondo  abbiano avuto significativi rialzi sognando un  super- yuan. La crescita è stata generale ed è stata guidata soprattutto dai titoli delle società più attive sul mercato dell’export. A  fine giornata Londra ha guadagnato lo 0,92%, Parigi l’1,33%, Francoforte l’1,22% mentre a Milano lo Mib ha chiuso a +0,23%.

E tuttavia la disponibilità cinese, come avevamo rilevato  in un precedente articolo, era poco più di una manifestazione di buona volontà, quasi un contentino per i mercati internazionali e  l’Occidente: non si precisava infatti  entro quali limiti e in quali tempi lo yuan avrebbe potuto effettivamente fluttuare.

Nell’editoriale principale di oggi del “ Quotidiano del popolo” si rappresentano i timori dei produttori cinesi che l’apprezzamento dello yuan metta in difficoltà  l’economia cinese e che le oscillazioni del cambi crei  incertezza sui mercati mondiali  e ostacoli  la ripresa economica mndiale.

In conclusione Qin Gan, il portavoce del ministero degli esteri cinese ha dichiarato: “Continueremo ad avanzare costantemente sulla riforma del meccanismo di cambio dello Yuan in base al principio di autonomia decisionale, controllabilità e  progresso graduale”.

Nel complicato ed elegante frasario cinese, in pratica una frenata agli entusiasmi delle borse che infatti si vanno spegnendo: addio super yuan!

In realtà la sottovalutazione dello yuan non è certo l’unico problema  e nemmeno il più importante per l’economia mondiale. Il fatto è che la globalizzazione  ha portato a imprese di livello internazionale  che,  per mantenersi concorrenziale sul mercato internazionale, devono  produrre laddove i costi sono minori o, meglio, la produttività maggiore: da qui lo spostamento della produzione (a cui segue quello della ricchezza effettiva) verso tutti quei paesi  che, a parità di capacita, abbiano costi più bassi. La Cina è solo il più importante di questi paesi ma non certo l’unico: basti pensare all’India e all’est europeo per noi cosi  vicino e cosi concorrenziale.

Le conseguenze sono imponenti: l’est del mondo avanza (i paesi asiatici ed ex comunisti dell’Europa) il sud sprofonda ancora di più (l’africa e il mondo arabo  incapace di competere tecnicamente e in preda a guerre intestine), l’Occidente arretra visibilmente e ineluttabilmente.

Il dramma  di Pomigliano è solo una degli infiniti effetti di un tale rivolgimento storico paragonabile, a nostro parere, a quello che qualche  secolo fa, portò alla egemonia tecnica e culturale dell’Occidente.

Se, come giustamente affermava  Marx, sono i rapporti economici a determinare le regole civili e non viceversa  allora ci accorgiamo che molte delle  nostre conquiste normative del lavoro non reggono più e, di fatto non sono più applicate nella maggior parte dei  casi: malgrado tutto. alle condizioni – capestro di Marchionne  non solo vorrebbe lavorare ogni operaio cinese ma anche una sterminata fila di italiani giovani laureati, precari e sottopagati, dai call center ai villaggi turistici.

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Foto dell’autore: stabilimento industriale della  IKEA di Shanghai

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