Dopo la BP anche la Cina riversa petrolio in mare

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Dal Golfo del Messico al porto di Dalian è una nuova lotta contro il tempo in Cina per arginare la chiazza di petrolio di 50 chilometri quadrati che tinge le acque  di nero e che  si è riversata  dopo l’esplosione di due condutture nel porto situato nella zona nordorientale del Paese.

Non bastava il Golfo del Messico ora facciamo il BIS: il petrolio ha contaminato le acque al largo della provincia di Liaoning e i soccorritori stanno utilizzando apparecchiature di filtraggio e disperdenti per ripulire il porto e le zone circostanti. Non sono ancora chiare le cause dell’incidente,

Centinaia di vigili del fuoco hanno lottato per oltre 15 ore per spegnere l’incendio scoppiato nella notte di venerdì. La nave cisterna è di proprietà di PetroChina, la più importante compagnia petrolifera asiatica, che controlla anche le due principali raffinerie di Dalian. Nell’esplosione non ci sono stati feriti.

Mentre la drammatica situazione della marea nera del Golfo del Mesico  che sembrava essere ad un punto di svolta, grazie all’istallazione del nuovo tappo, ma, che purtroppo dopo appena tre giorni vede aperta una nuova falla che rischia ancora una volta di far precipitare tutto, ecco aggiungersi un’altra cattiva notizia, un  nuovo disastro ecologico.

Cambiano i nomi del mare e della compagnia ma il risultato non cambia,  1.500 tonnellate di greggio nel Mar Giallo e secondo le prime stime delle autorità ci vorranno almeno dieci giorni per ripulire l’area.

Il nostro impegno concreto per i principali problemi ambientali,  alla luce dei fatti,  risulta essere quello di riuscire benissimo a produrre inquinamento ma non quello di attivarci  in soluzioni di sviluppo di energie pulite alternative.

Non ci resta che attendere le notizie di quali saranno in futuro, tragedie di questo genere.

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