Macerata: ‘I lombardi alla prima crociata’ è un successo

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Grande successo domenica sera per il debutto a Macerata dell’opera lirica ‘I lombardi alla prima crociata’, in programma quest’anno allo Sferisterio Opera Festival.

L’ambientazione è quella della prima crociata, le tematiche sono quelle universali di sempre e anche quelle particolari del mondo contemporaneo. Così accanto all’amore contrastato, la passione che si coniuga con la morte, c’è,  in questa opera lirica, la peculariatà di un amore che nasce tra una cristiana e un musulmano: una fattualità attuale e sempre più frequente nel nostro mondo contemporaneo multiculturale, ma anche una fattualità antica come l’opera verdiana ci mostra.

‘I lombardi alla prima crociata’ è stata rappresentata per la prima volta domenica 1 agosto 2010, allo Sferisterio di Macerata, sotto un cielo stellato, in un magico teatro che ha un’ottima acustica e un suo particolare fascino.

Molto applauditi alla ‘prima’ i cantanti: in particolare il soprano Dimitra Theodossiou nel ruolo di Giselda e il tenore Francesco Meli, nel ruolo di Oronte. Bellissime le voci dei due, che si sono calati nel ruolo con una immedesimazione di cui non tutti sono capaci in un’opera lirica. Ma si può dire che tutti i cantanti e i figuranti in questa opera a Macerata hanno impersonato i loro ruoli in maniera sorprendente.

Tra antico e moderno, in scene che il direttore artistico dello Sferisterio Opera Festival, Pier Luigi Pizzi (regia,  scene e costumi) ha voluto austere, come austeri dovevano certo essere i cristiani e i musulmani dell’XI secolo, è apparso un elemento innovativo: è stata in scena la ballerina solista Anbeta Toromani, accompagnata nei suo volteggi dal violino solista Michelangelo Mazza.

Molto applaudito anche il Direttore d’orchestra Daniele Callegari. Tanti consensi hanno ottenuto tutti gli altri cantanti: Alessandro Liberatore (Arvino), Michele Pertusi (Pagano)Alexandra Zabala (Viclinda), Andrea Mastroni (Pirro), Enrico Cossutta (un priore), Luca Dall’Amico (Acciano), Annunziata Vestri (Sofia).

L’opera

I lombardi alla prima crociata è un’opera religiosa che concerne la riconquista del Santo Sepolcro a Gerusalemme, caduto in mano ai musulmuni, da parte dei cristiani. Tra i crociati, guidati da Goffredo di Buglione, c’è anche il gruppo dei lombardi guidati da Arvino. All’uomo viene dato l’incarico a Milano, proprio quando si sta riconciliando col fratello tornato dall’esilio, in cui era andato, dopo che aveva cercato di ucciderlo nel giorno delle sue nozze con Viclinda, perché anch’egli innamorato della donna.

Sullo sfondo della riconquista di Gerusalemme alla cristianità, si snodano intrighi e tormentate storie d’amore. Il fratello di Arvino, Pagano, tornato dall’esilio, apparentemente pentito, in realtà vuole ucciderlo, così con la complicità di un certo Pirro, si reca nella sua stanza, ma ( tragedia!) uccide il padre anziché il fratello.

Alla passione d’amore maledetta di Pagano per Viclinda si affianca quella della figlia di Arvino, la cristiana Giselda, per il musulmano Oronte. E’ una storia tormentata perché, se gli amori tra persone di diversa religione sono problematici adesso, lo erano a maggior ragione un millennio fa, ai tempi in cui è ambientata l’opera.
Infatti il padre di Giselda vuole separare la figlia da Oronte, a cui la fanciulla ha giurato eterno amore.

Notevole in quest’opera di Verdi è la figura di Giselda che si oppone all’uccisione di Pagano, per l’omicidio del padre, dicendo che l’unico castigo per lui sarà il rimorso (Deh non crescer delitto a delitto! / Altra scena risparmia d’orror). A sua volta Giselda è salvata da un eremita (che poi si scoprirà essere Pagano) quando il padre Arvino vuole ucciderla perché l’ha udita maledire il trionfo cristiano sui musulmani. Pagano dice ad Arvino che la giovane agisce così perché soffre per amore (La misera duolo ha sì forte / che, ben lo vedi, ragion smarrì).

L’opera si avvia verso la fine con Giselda che ha una visione: Oronte, ormai morto, le predice che i crociati, i quali stanno soffrendo la sete, troveranno acqua nel deserto e la fonte di Siloe si mette miracolosamente a sgorgare
La rappresentazione si chiude con l’eremita ferito a morte, che svela di essere Pagano. Il morente viene perdonato dal fratello Arvino, mentre Gerusalemme viene conquistata.

Nell’opera verdiana, così, ai temi dell’amore, agli intrighi, verso la fine si aggiunge il tema della nostalgia, del ricordo della propria patria (O fresc’aure volanti sui vaghi / ruscelletti dei prati lombardi! / Fonti eterne! Purissimi laghi! / Oh vigneti indorati dal sol!).

Per il cast, le musiche, le scene, le coreografie, le luci, per tutto ciò che è, ‘I lombardi alla prima crociata’ è un’opera da vedere.
Le prossime rappresentazioni avranno luogo il 5 e il 9 agosto, dalle ore 21, sempre allo Sferisterio di Macerata.

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