Stefano Bollani, pittore

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bollaniconcertoCornice bellissima, dipinto stupendo. Potremmo sintetizzare con questa frase il concerto che Stefano Bollani ha tenuto ieri sera, ospite del festival Note di Notte.

La cornice era la Cantina Valle dell’Acate in provincia di Ragusa. Ma ciò che abbiamo più apprezzato è stata la tela che il pianista lombardo-toscano è riuscito a dipingere per le tante persone presentie nel “bagghiu” della cantina ipparina.

Aria da birbante, con i suoi jeans strappati, la camicia bianca e i capelli scapigliati che sono quasi il suo marchio di fabbrica, ha suonato per quasi due ore alternando con disinvoltura gli standard jazz più conosciuti a Charles Trenet, passando per le sue composizioni o per rivisitazioni di autori come Sting o Komeda.

Il tutto sempre con la simpatia che tutti conoscono (e possiamo assicurarvi che il Bollani sul palcoscenico è lo stesso Bollani che si può incontrare prima o dopo il concerto) e con l’arte di far diventare il pianoforte un pennello capace di riprodurre tutte le tonalità che l’occhio (l’orecchio dovremmo dire) può percepire.

I presenti gli occhi l’hanno chiusi e sognato, ma hanno anche riso fino alle lacrime quando il pianista toscano si è prodotto in esilaranti imitazioni di artisti come Branduardi, Battiato o Conte.

Abbiamo avuto modo di scambiare due parole con Stefano Bollani poco prima del concerto e gli abbiamo chiesto, tra le altre cose, di svelarci il segreto per riuscire a suonare con i più grandi musicisti e poi, l’indomani, mettersi in costume e suonare in spiaggia per Caterpillar. Ci ha risposto che “se per un musicista la musica è la sua vita è giusto che faccia in musica quello che fa quotidianamente. Non capita a tutti di passare una sera raccontando barzellette e, la sera dopo, andare al funerale di un nostro amico? Oddio (e gli si stampa un sorriso in volto, ndr), a me è anche successo di andare a un funerale e raccontare barzellette. Forse le contaminazioni eccessive sono da evitare…”

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