Elogio della politica anonima ed acefala

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vendola

Mi sono domandato del perché e del come si sia creata una profonda e trasversale (almeno nei vari comparti della sinistra) corrente favorevole alla candidatura di Nichi Vendola alla guida del centro-sinistra o del sinistra-centro come gli entusiasti fautori denominano la coalizione vendoliana  in competizione con il centro-destra. Questa candidatura nasce dalla voglia di avere una personalità che abbia una grande visibilità nel mercato politico e che possa competere con Berlusconi e sconfiggere il centro-destra. Una personalità sperimentata in Puglia sul terreno della gestione amministrativa positivamente. Infatti si dice: “pugliamo l’Italia!!” che si adatterebbe benissimo alle trasformazioni che la politica italiana ha subito nel corso degli ultimi venti anni e che hanno inciso profondamente nel sistema istituzionale. I Sindaci, i Presidenti delle Province, i “Governatori” vengono eletti direttamente dal  popolo ed addirittura le assemblee elettive che dovrebbero controllarli decadono in caso di loro indisponibilità per malattia, per arresto, per dimissioni. Sono quindi obbligate ad essere accondiscendenti e collaboranti e addirittura a vigilare sulla loro buona salute.  Al Congresso di Torino del 1976 i socialisti scelsero la strada della soppressione del Comitato Centrale e della nomina di un Consiglio nazionale da affiancare al leader Bettino Craxi. Il craxismo ha dato vita al leaderismo ed ha contaminato di questa “novità” tutto il quadro politico. Il PCI ha cercato di adeguarsi sia pure con le difficoltà di un partito “pesante” che però presto sarebbe stato messo fuori gioco con la chiusura della maggioranza delle sue sezioni e la crescita del peso dei gruppi parlamentari o elettivi e degli amministratori sui dirigenti veri e propri delle Federazioni e della Direzione. Il giovane e disinvolto sindaco di Firenze Renzi e l’europarlamentare  dalla lingua puntuta Debora Serracchiani sono la personificazione di questa “sinistra” senza comunismo. Il processo si è accelerato dopo la crisi di tangentopoli e per l’emergere di una nuova classe di imprenditori rivoltosi verso la vecchia Confindustria degli Agnelli, dei Pirelli e delle grandi famiglie del capitalismo italiano. Berlusconi ed i suoi amici milanesi e del Nord est non hanno fatto mistero della loro insofferenza verso il vecchio assetto del potere industriale e finanziario e, forti di montagne di denaro guadagnate nel terziario e nel sistema della media industria, hanno dato la scalata al potere politico.

Compiacenti  scienziati della politica intanto inventavano un nuovo alfabeto in cui la parola chiave era “modernità” e la cosiddetta società liquida in cui possono navigare soltanto partiti liquidi. Il tutto condito di belle parole e profonde concetti che io traduco così: il contenitore è uno ed uno soltanto: il liberismo. I partiti debbono adattarsi a questo contenitore come un guanto si deve adattare alla mano.

Pensiero unico e partiti che competono per contendersene il servizio. Tutto il sistema massmediatico è funzionale a questo schema. In TV vediamo e chissà ancora per quanto tempo vedremo sempre le stesse persone che ripetono sino alla noia, alla saturazione, le stesse cose. In tutto si tratta al massimo di una ventina di “politici” che gli spettatori debbono identificare con i partiti o i movimenti che rappresentano.

Ma perché la personalità del leader diventa così importante, così decisiva? Perché nel bipolarismo delle cosiddette democrazie occidentali i programmi delle maggioranze o delle opposizioni non sono mai davvero alternativi. C’è differenza tra Bush ed Obama? Si tratta di sfumature o di articolazioni a volte importanti ma interne ad una sola scelta di fondo. A volte si tratta di contrasti radicali, fondamentali, come quelle che in Italia dividono il PD dal PDL sulla questione morale, sull’uso delle risorse pubbliche, sul ruolo della Magistratura. Ma la politica estera e la politica sociale sono sostanzialmente identiche. Sulla linea Marchionne non c’è differenza tra Pdl e PD. Sull’Afghanistan idem.

In sostanza l’opzione leaderistica  a sinistra è surrogatoria di un programma alternativo a quello delle classi dominanti. Vendola diventerebbe la bandiera di una gestione onesta e pulita delle stesse scelte fatte dal centro-destra. Non passa per la mente di nessuno che è invece venuto il momento di fermare questa involuzione personalistica e liberistica della politica italiana e ridare voce alla classe operaia ed a tutte le forze che si richiamano alla sua affermazione come classe dirigente ed egemonica della cultura e della politica del Paese.

Riflettevo sul fatto che l’Europa ha conosciuto decenni di guida politica socialdemocratica in Germania, in Francia, nei paesi scandinavi, nella stessa Inghilterra Blair escluso (questi non è mai stato socialista). In questi decenni che hanno fatto civile l’Europa ed hanno creato un ceto medio di centinaia di milioni di persone assistito da un welfare di straordinario valore sociale il ruolo delle persone è sempre stato secondario quasi invisibile rispetto a quello dei partiti. Abbiamo conosciuto statisti illustri come Olaf Palme, Willy Brandt, Francois Mitterand quando sono diventati governanti ma il socialismo europeo è stato fatto dai partiti “pesanti” e dai programmi. La gestione della politica non è mai stata personalistica ma espressione della scelta, della volontà collettiva, delle organizzazioni politiche e sindacali del blocco sociale di riferimento. Queste socialdemocrazie si sono avviate ad un malinconico tramonto quando hanno attenuato la loro identità di classe ed hanno sposato gli interessi generali del capitalismo rinunziando a condizionarne la funzione.

Ora, in Italia, questo blocco sociale di riferimento è stato “posato” dal PD e dal Sindacato. Le altre strutture sociali come la Cooperazione sono diventate a tutti gli effetti imprese capitalistiche e multinazionali. I lavoratori sono stati abbandonati come e con  Cassiintegrati dell’isola dell’Asinara. Vendola o Bersani o Veltroni o altri potranno vincere sul piano elettorale Berlusconi o Fini o  Bossi ma soltanto ingraziandosi parte dello elettorato di questi e per fare la loro stessa politica. Ma noi che interesse abbiamo a ciò? L’Italia che cosa ne ricaverebbe?

Per questo credo che l’Italia diventerebbe un paese civile, politicamente maturo, quando alla rissa dei galli che si beccano in TV, si sostituiranno partiti forti e programmi alternativi, quando ci avvieremo ad una fase politica anonima ed acefala ma ricca di idee, programmi, proposte, realizzazioni, scelte alternative.

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