Incantevole concerto dei Soft Machine Legacy

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Domenica 8 agosto al Parco  Macchia di Giarre (Ct) grazie all’Associazione Esonemea per la rassegna Estate in Jazz si sono esibiti i Soft  Machine   Legacy, leggendaria band della scena di Canterbury.

Formatosi dallo scioglimento dei Wilde Flowers , la prima formazione comprendeva Robert Wyatt  batteria e voce, Mike Ratledge tastiere, Kevin  Ayers basso, Daevid  Allen chitarra. Nel  1968 danno alle stampe il primo album con il titolo omonimo e il  volume two nel 1969. Gli album sono intrisi di bozzetti ironici e surreali che mischiano influenze rock, jazz, psichedelia, sperimentazione, nonsense, dissonanze, Frank  Zappa, Ornette Coleman. Allen abbandona il progetto, dando vita ai Gong, Ayers viene sostituito al basso da Hugh Hopper. Nel 1970 esce Third considerato il loro capolavoro che contiene la sublime Moon in June,  compare la sezione fiati di Keith Tippett. . Wyatt nell’album Fourth, inciso nel 1971 appare per l’ultima volta. I brani sono di Hugh Hopper, collaborano al progetto Elton Dean, Mark Charig, Nick Evans , Alan Skidmore , Jimmy Hastings, Roy Babbington al contrabbasso. Anche  se i brani sono di ottima fattura, manca la genialita’ di Wyatt. In Fifth del 1972  John Marshall prende il posto di Wyatt .

Il gruppo sceglie venature jazz rock realizzando un album poco interessante. Nel 1973 senza Dean ai fiati, sostituito da Karl  Jenkins, tentano di realizzare un album con nuove scelte sonore, infatti compare l’oboe suonato in modo magistrale da Karl Jenkins . L’album e’ doppio  suonato dal vivo e in studio . Lascia anche Hopper, sostituito da Roy Babbington . In SEVEN del 1973 sono presenti buone intuizioni nei brani Carol Ann e Day’s Eye.  Con Bundles del 1975  si chiude la prima fase  va via anche Mike Ratledge , ultimo membro storico. Nel 1975  entra nella band come chitarrista Allan Holdsworth. Nel 1976 esce Softs  la line up cambia  ancora alla chitarra subentra John Etheridge .  Sotto la direzione  di Karl Jenkins  nel 1978 esce Alive and well in Paris, registrato dal vivo segnera’ la fine dell’attivita’. L’incerto Land of cocaine del 1981 opera di Marshall e’ frutto di una reunion. Dal 1988 Hopper , Dean , Holdsworth e Marshall decidono di andare in tour  come Soft Works. Dal 2004 con  Etheridge che sostituisce Holdsworth alla chitarra si presentano con il nome Soft Machine Legacy . Purtroppo nel febbraio 2006 e’ deceduto Elton  Dean sostituito da Theo  Travis proveniente dai Gong. Nel giugno 2009 invece ci ha lasciati Hugh Hopper ammirato l’ultima volta al  Centro ZO di Catania  con i Delta Saxophone nella celeberrima  Facelit.

Dopo questa breve storia, parliamo del concerto svoltosi domenica. Davanti a poche centinaia di persone i Soft Machine Legacy si presentano sul palco alle 22,15. Il combo e’ costituito da John Marshall batteria, Roy Babbington basso, Theo Travis  sax e flauto , John Etheridge  chitarra. Il concerto viene aperto da” The steamer” tratto dall’album del 2006  Steam . Le linee sono basate sulle  traiettorie disegnate dal sax di Travis, colorate dalle tinte elettriche di Etheridge.

Si prosegue con” In the  back room” con un tempo sincopato per poi svilupparsi in un brano con sfumature piu’ aperte. Con il brano “As if” la serata comincia a presentare momenti di lirismo unici. Con “Noddles “ si  giunge all’ apoteosi le cavalcate dei nostri sono estenuanti e affascinanti , trascinano su territori mai visitati. L’esibizione prosegue con “Chloe and  the pirates “di Ratledge le linee sono dettate dal sax  che non fa notare  la mancanza delle tastiere .”The last day” cattura  per le iperbole  disegnate dalla chitarra  di Etheridge , intense  le linee del sax.  “FIREFLY”di  Hopper e Marshall si sviluppa su un tempo sincopato, ricercate le soluzioni di Etheridge , Travis e  Marshall , pulsante e preciso il basso di  Babbington.  Dopo un assolo di batteria di Marshall dalle tinte  ricercate e non n il solito esercizio  di manierismo, viene eseguita “Anything to Anywhere” il tema e’  dettato dal sax  per poi muoversi su soluzioni jazz rock , un marchio di fabbrica. Sono le 23 .45 e  i Soft machine legacy si congedano.

Acclamati da pochi adepti  si concedono per un bis eseguendo la celeberrima e sublime “Facelit”.  Concerto veramente incantevole che molti rimpiangeranno di non aver visto dato che era l’unica data italiana. Dopo questo evento memorabile possiamo andare a distenderci dentro di noi .

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3 commenti

  1. incantevole recensione… 10 e lode per il MANNA!

  2. Bella ed informata recensione. Complimenti.
    Però il brano di Ratledge era Gesolreut (da Six Album) e non Chloe and the Pirates.

  3. SONO STATE ESEGUITE SIA CHLOE AND THE PIRATES CHE GESOLREUT DI RATLEDGE, IO NE HO VOLUTO MENZIONARE UNA.

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