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silvio-berlusconiSu “Repubblica on line” di oggi è stato pubblicato un articolo nel quale si parla di un possibile accordo tra l’avvocato del Presidente del Consiglio, l’onorevole Ghedini, e i cosiddetti finiani affinché da una parte finisca il tiro al bersaglio nei confronti del Presidente Fini da parte degli uomini e dei mezzi di comunicazione fedeli a Berlusconi e dall’altra non si rendano pubbliche le prove di rapporti poco chiari tra il Cavaliere e personaggi come Cesare Previti, Flavio Carbone, David Mills, Gheddafi, Putin. Senza contare che, sempre secondo quello che scrive il quotidiano romano, i finiani potrebbero pubblicare gli elenchi delle società offshore riconducibili all’impero finanziario di Silvio Berlusconi o la dichiarazione dei redditi di Paolo Berlusconi dalla quale si evincerebbe che le perdite del “Giornale”, a differenza di quanto si sostiene in pubblico, potrebbero essere state coperte da soci nascosti nell’ombra (il solito mister B?).

Se tutto ciò fosse vero, se cioè si sta barattando la fine dell’attacco mediatico al Presidente della Camera in cambio del silenzio su alcuni “affari” del Presidente del Consiglio, ci troveremmo di fronte a una situazione nella quale il più pulito ha la rogna.

È normale che all’interno del Governo di una democrazia compiuta come dovrebbe essere la nostra si stia svolgendo una guerra per bande fatta di ricatti e contro ricatti? Se così fosse, non basterebbe già questo per far dire “basta, andate tutti a casa” a tutti gli italiani?

E il Presidente della Repubblica, stando così le cose, dall’alto della sua autorità, non dovrebbe far sentire forte la sua voce convocando i rappresentanti dei due fronti per chiedere loro dettagliate spiegazioni? Ma evidentemente la morfina televisiva ci ha anestetizzati tutti e reso immuni dal quel virus che si chiama “indignazione”.

Nel nostro paese, tranne pochi, più nessuno s’indigna. Ed è proprio grazie a quest’immunità che chi in questi anni ha fatto più i propri interessi che quelli di chi lo ha eletto potrà continuare.

Espressioni come “rivoluzione” o, senza essere così estremi, “cambio radicale” non si trovano nel nostro vocabolario. Purtroppo.

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