Il rifugio delle emozioni

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cervello-neuroni

“Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” da Il piccolo principe di Saint-Exupéry. Mi hanno sempre colpita queste parole, del resto i sentimenti più profondi, le passioni, i desideri più intensi, le emozioni hanno sempre condizionato la mia vita, le mie scelte. E’ per questo che mi affascinano le ricerche condotte sull’argomento ed ho trovato interessante lo studio pubblicato sulla rivista Science dei ricercatori italiani Benedetto Sacchetti e Tiziana Sacco, dell’Istituto Nazionale di Neuroscienze di Torino.

I ricercatori ha messo in evidenza, per la prima volta, “l’intimo rifugio” delle emozioni ed hanno dimostrato che risiede nella corteccia sensoriale secondaria. La si potrebbe considerare come un archivio delle emozioni, deputata alla conservazione della memoria emotiva, quella legata alle esperienze sensoriali.

I ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti su ratti sottoponendoli a stimoli dolorosi sempre in seguito ad uno stesso suono neutro. Per “condizionamento alla paura” le cavie mostravano di avere paura, tanto da immobilizzarsi, all’ascolto degli stimoli acustici. A distanza di un mese dal condizionamento, gli studiosi hanno poi provocato lesioni all’area del cervello chiamata corteccia sensoriale uditiva secondaria, osservando che i roditori non erano più spaventati dallo stimolo acustico, come se non ricordassero la paura provata. Tuttavia, i ricercatori hanno osservato che se condizionavano nuovamente le cavie queste formavano una nuova memoria che associava il suono al pericolo. Inoltre, i ratti, se sottoposti a lesioni nella stessa area cerebrale dopo appena un giorno, non perdevano la memoria a breve termine in quanto evidentemente risiede in una zona diversa del cervello.

Esperimenti simili sono stati condotti coinvolgendo le cortecce sensoriali secondarie visiva e olfattiva, si sono ottenuti gli stessi risultati. Se ne deduce che le lesioni alle cortecce sensoriali secondarie danneggiano la memoria a lungo termine della paura, lasciando intatta quella a breve termine, e dimostrano per la prima volta l’associazione tra corteccia sensoriale e memoria emotiva.

In particolare, ogni corteccia sensoriale codifica una memoria a seconda del tipo di stimolo elaborato, uditivo, olfattivo, visivo, facendo pensare ad una frammentazione del ricordo stesso.

Fonte:Galileonet.it

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