L’astrattezza delle emozioni altrui

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Che cos’è l’empatia? Molti sono stati, dagli inizi del ‘900, gli studi condotti su questo argomento e nell’ultimo trentennio molte le divergenze sia teoriche che terminologiche sul significato del termine poiché si è a lungo discusso se l’empatia dovesse essere considerata un’esperienza affettiva oppure cognitiva.

Alcune importanti ricerche avvenute in ambito neurobiologico hanno rivelato la presenza, prima nel cervello delle scimmie e successivamente dell’uomo, di una specie molto particolare di neuroni chiamati “ neuroni specchio “. Questi neuroni verrebbero eccitati sia quando un soggetto compie una determinata azione, sia quando è un altro soggetto a compierla innanzi ai suoi occhi. Secondo alcuni scienziati sarebbero questi neuroni a spiegare il fenomeno dell’empatia intesa come la capacità di un essere umano di percepire lo stato d’animo ed i sentimenti di un’altra persona.

Si verrebbe a realizzare tra due esseri umani una sorta di sintonia emotiva per cui la comprensione umana delle azioni altrui si fonderebbe sulla capacità, fisiologica e cognitiva, di individuare nell’altro delle somiglianze con il nostro modo di essere che rendono la sua “alterità” qualcosa di non drasticamente estraneo da restare del tutto incomprensibile.

Ma come il cervello percepisce le emozioni altrui?

La risposta viene da uno studio pubblicato di recente sul Journal of Neuroscience di un gruppo di ricercatori dell’Università di Trento, di Ginevra e di Durham , guidati dal Prof. Marius Peelen del Centro Mente e Cervello (CiMeC) dell’ateneo trentino.

Per i loro studi i ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (Rfm), un’analisi che permette di individuare quali sono le aree del cervello più attive durante lo svolgimento di determinate attività. Sono state analizzate le risposte neuronali di diciotto volontari messi di fronte alla rappresentazione di cinque diversi stati d’animo quali rabbia, paura, felicità, disgusto e tristezza, illustrate usando diversi linguaggi sensoriali come la voce o il linguaggio del corpo. I ricercatori hanno mostrato ai pazienti alcuni video in cui gli attori recitavano le cinque diverse emozioni usando o solo le espressioni visive, o solo i movimenti del corpo. Gli stimoli uditivi consistevano in brevi espressioni non linguistiche, come “ah!” ad esempio, fatte ascoltare ai partecipanti senza l’ausilio dei video.

Si è scoperto che in qualunque modo si esprima uno stato d’animo, si utilizzino sguardi, sorrisi, gesti o toni di voce, non ha importanza, il cervello percepisce le emozioni altrui indipendentemente dalle espressioni sensoriali usate per esprimerle, l’immagine astratta che ne deriva è la stessa. Due, in particolare, le zone del cervello individuate come sedi delle rappresentazioni emotive altrui: la corteccia prefrontale mediale e il solco temporale superiore.

I ricercatori continueranno i loro studi per comprendere se i risultati ottenuti sono specifici solo per le emozioni finora esaminate o valgono anche per stati d’animo diversi come la vergogna e il senso di colpa e quali implicazioni potrebbero esserci in patologie in cui queste capacità di interpretazione sono compromesse, come ad esempio nelle persone autistiche.

Fonte: Galileonet.it

1 commento

  1. Cosa si ” agita” in me !!!?? Se sei capace di leggere “fra le mie righe” , come mi posso “proteger” !! ???

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