Italiani: ex emigrati – Extracomunitari: immigrati oggi!

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“La grande storia” i documenatri  in prima serata della storia e dei suoi protagonisti analizza il nostro passato di emigranti, una storia fatta di storie, racconti difficili a volte brutali ma, che fanno parte della nostra storia, cioè di quando la povertà eravamo noi.

Nulla di più attuale, se si ha il coraggio di spostare l’attenzione dalla narrazione  con i verbi al passato e dare un’occhiata a quello che accade oggi, qui, a casa nostra, collegando le problematiche dell’attuale situazione degli extracomunitari.

Il suggerimento da dare ai vari intransigenti, difensori della “razza pura”, alle varie persone fortemente convinte che sbarchino i “ladri del posto di lavoro”  di ascoltare la puntata de: La grande Storia dal titolo: Polenta e macaroni.

Occhio zio Sam sbarcano i sorci!” così titola una vignetta pubblicata su un giornale americano nel 1903. Quei sorci, rappresentati mentre schizzano correndo fuori da una stiva, sono solo alcuni tra le migliaia e migliaia di italiani che si riversarono negli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Italiani che in Patria vivono insieme a maiali e capre, in spazi ridottissimi senza luce e aria. L’immagine di un Italia povera con  il 68% di analfabeti, con una aspettativa di vita di 35 anni e un’impressionante tasso di mortalità.

L’avanguardia di una massa di migranti che tra il 1876 e il 1976 porterà fuori dai confini nazionali in cerca di un lavoro, ben 27.000.000 di persone.

Una massa di individui poveri, affamati, impauriti, facile preda di agenti a cui vendere le proprie braccia e i propri figli. Bambini di appena sette otto anni, ceduti per 100 lire a trafficanti senza scrupoli, per mendicare nelle piazze al comando di ambulanti o lavorare davanti fuoco delle vetrerie francesi o nelle miniere. Migliaia di contratti stipulati da padri indigenti con il diritto di disporre della vita e del destino dei figli.

Tante schiene di bambini che vanno avanti e indietro, diligenti creature che non sanno di essere bambini, gli occhi bruciati dalla fatica e dalla tristezza. Bambini  come piccoli muli!

Non so a voi, ma a me ricorda: l’Africa di oggi.

Una situazione di disperazione che porta all’illusione e alla speranza: l’America, il sogno di tutta quella gente sfortunata. Famiglie partiti in 10 e arrivati in 4, pronti a tutto.

Non so a voi ma a me ricorda: l’Italia di oggi.

E ancora centinaia di migliaia di clandestini sulle navi per l’America  ed  emigranti con tanto di passaporto e biglietto. L’America che non gradisce gli italiani: diversi, sporchi, accusati di essere ladri di posti di lavoro e crumiri. Linciati perché non propriamente bianchi di pelle, quell’olivastro molto simile ai bastardi dal sangue nero. Considerati tutti anarchici, mafiosi, criminali e delinquenti.

Non so a voi ma a me ricorda: zingari, rumeni, albanesi e africani…

Si lavora in silenzio, lavoro nero, quello che gli americani, belgi, francesi, tedeschi e svizzeri non vogliono più fare, senza diritti per guadagnare il pane amaro!

Disprezzati nelle miniere del Belgio perché considerati ancora alleati del nemico nazista. Vittime della xenofobia svizzera, che considera reato non grave l’omicidio di un italiano. Obbligati a nascondere i figli, a rintanarli in casa, a costringerli al silenzio per non essere espulsi.

Non so a voi, ma a me ricorda: raccoglitori di pomodori, muratori, lavavetri, ecc.

Ma si pensa anche alla loro integrazione, bisogna andare loro incontro, entrare nella “Little Italy”, insegnare la cultura, devono civilizzarsi.  Si creano centri di accoglienza, per sfamare, scolarizzare ed ospitare questi derelitti, considerati in gran parte inferiori.

Non so a voi, ma a me ricorda: Il Centro di primo soccorso e accoglienza di…

Dai viaggi in nave verso l’America si arriva al fascismo. A Mussolini servono braccia forti per cancellare la povertà, per strappare la terra alle paludi. Si richiamano gli emigrati che tornano in Patria per costruire le case del futuro.

Allora agli emigrati si affida un altro compito, un posto nella storia d’Italia e diventano coloni. Ma la crisi incombe, la fame  e la disoccupazione aumentano pericolosamente.

Da coloni diventano conquistatori, è il miraggio dell’Italia seduta al tavolo dei potenti. I coloni partono trionfalmente per la Libia. Di nuovo emigranti seppur mascherati da eroi. E il mito naufragherà ben presto nella seconda guerra mondiale.

Poi la bomba atomica mette fine a tutto e si ricostruisce.

L’Italia è un cumulo di macerie, una vera emergenza politica e sociale. La propagandata dal governo chiede un  contributo individuale alla ricostruzione dell’economia nazionale. Bisogna imparare le lingue e andare all’estero, guadagnare e tornare ad arricchire il paese d’origine.

Ancora una volta la povertà spinge lontano e si riprende la via del mondo, questa volta le frontiere sono: Argentina, Belgio e Svizzera, l’ultima ondata di emigranti moderni.

Obiettivo, mettere da parte un po’ di soldi e tornare a casa, a casa!

Storie di povera gente. Gente risucchiata in un altra realtà, con sogni e speranze chiuse nelle valige che diventano mani e sangue in un’altra città, non so a voi, ma a me ricordano

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