Turchia: il significato del referendum

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II Turchi hanno approvato, con un referendum, le modifiche costituzionali proposte dal governo Erdogan. Secondo i risultati provvisori, le modifiche sono state approvate da circa il 58 per cento degli elettori, l’affluenza è stata tra il 77 e 78 per cento.

Le modifiche vertevano sulla nomina dei giudici della suprema corte  che verranno nominati in parte anche dal potere politico e non solo dai magistrati stessi e la competenza dei tribunali ordinari  a giudicare dell’operato dei militari.

Questo significa, in concreto, che il potere politico può controllare maggiormente i  giudici e l’esercito: queste due classi costituiscono in Turchia, tradizionalmente, i garanti della laicità dello stato secondo il modello propugnato  da Kemal Ataturk , il padre della Turchia moderna. Il referendum si è posto pertanto come  una lotta fra il potere politico detenuto dal AKP partito islamista  ma moderato di Erdogan e gli oppositori laici.

Ha dichiarato  Erdogan : “Abbiamo superato una soglia storica sulla via della democrazia avanzata e la supremazia della legge”, mentre sostenitori del  “no”, affermano che le modifiche costituzionali consentiranno al partito di Erdogan di prendere il controllo dei giudici  e dell’esercito minando la laicità dello Stato .

Si nota che il partito di Erdogan , L’AKP si è evoluto da una serie di partiti islamici vietati dai giudici e che  l’esercito spesso  è intervenuto in politica per fare rispettare la laicità dello stato.

Erdogan ha detto che le modifiche erano  necessarie per rafforzare la democrazia e avvicinare la Turchia alle norme europee, in quanto il paese continua la sua offerta di aderire all’Unione europea ma nega di aver alcuna intenzione di abbandonare la laicità tradizionale della Repubblica.
Anche la Commissione Europea ha appoggiato il tentativo di Ankara per riorganizzare il sistema giudiziario.

Il   problema è che da un parte il referendum rafforza la democrazia perché tende a svincolare il potere politico dal controllo delle caste dei giudici e dei militari ma dall’altra sono proprio queste classi ad essere presidio della laicità  e quindi della democrazia.  Il potere politico  invece,  seguendo le spinte dal basso che provengono dal tutto il mondo islamico, tende sempre più ad avvicinarsi alle posizioni  conservatrici e integraliste.

E un pò il problema di tutti i paesi islamici: la democrazia laica è un patrimonio delle classi più elevate e moderne mentre le masse restano ancora sostanzialmente  estranee a essa fedeli  invece al tradizionalismo islamico.

Nel momento in cui si afferma la democrazia  il voto popolare finisce con il disgregare  le basi stesse della democrazia,  come la laicità, appunto. D’altra parte è un problema che abbiamo avuto anche in Europa nell’800: agli inizi del Regno di Italia solo una piccola minoranza di cittadini poteva votare e questi erano liberali: ma se avessero potuto votare le masse contadine, in realtà la democrazia e il liberalismo  sarebbero presto svaniti.

Noi pensiamo che con questo  referendum la Turchia si avvicini per ordinamenti all’Europa ma se ne allontani per indirizzo politico: nessuno pero può sapere cosa avverrà nei prossimi anni.

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