Addio anche alla Neo-tv, nel futuro Neo-sat e Internet

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La tv del futuro è senza televisore, in 3d, con immagini ad ologrammi e che altro?

Quanti sono i dubbi e le domande che sempre più sorgono in merito alla televisione e di quelli che saranno i suoi prossimi cambiamenti. E visto che il futuro da sempre mantiene la sua peculiarità di “previsione” e non certezza assoluta, vediamo insieme quali prospettive si ipotizzano per l’ambiente televisivo.

L’argomento è importante e delicato in quanto tocca la quotidianità della maggior parte delle persone ed il loro primario mezzo d’intrattenimento: la televisione, che rimane il medium per eccellenza, ovvero l’oggetto che collega i presenti con gli assenti, i quali comunicano a distanza come puri spiriti.

La Tv è nata come “supermedium”, la sua velocità nel veicolare l’informazione l’ha resa superiore al giornale, la sua capacità di trasmettere immagini l’ha resa superiore alla radio e ai dischi e la sua domesticità l’ha resa superiore al cinema. La televisione ha raggiunto il suo stadio di medium trasformista: è l’ibrido per eccellenza della comunicazione di massa.

In un prossimo futuro dunque, il sistema televisivo sarà l’oggetto di un importantissimo cambiamento che vedrà sostituirsi il “cuore” che ci ha accompagnati per cinquant’anni, sostituito completamente entro il 2012. Da tale data si passerà dalla tecnologia analogica a quella digitale terrestre, in linea con quanto previsto dalla Commissione Europea.

Una rivoluzione tecnologica talmente importante non può limitarsi ad una novità.

Infatti la prima – prevista entro pochi anni – è la televisione tridimensionale (ne sono già stati prodotti dei prototipi che però, al momento, costano un’enormità). Quella che porterà nelle nostre case i nuovi cartoni animati come Up e i nuovi film d’azione in 3D, facendoci immergere sempre più nelle storie, circondati da animali e nemici di varie dimensioni e caratteri. Oppure – senza neppure dover inforcare gli appositi occhialini che si usano nei cinema 3D – potremo goderci a bordo campo le partite di basket e di calcio, arrivando persino a sfiorare i giocatori.

Oltre alla tv tridimensionale è in arrivo (al massimo entro dieci anni) un’altra «nuova televisione rivoluzionaria»: quella a ologrammi. Quando la tv a ologrammi farà il suo ingresso nei nostri, salotti, accanto ci si potranno materializzare Bruno Vespa e gli ospiti di Porta a Porta o i cantanti del Festival di Sanremo. Detta così forse non è il massimo, ma risulta ancora difficile pensare concretamente a forme di visualizzazione diverse dalle consuete. La tv a ologrammi tra l’altro non userà più alcun televisore o schermo ma solo un piccolo dischetto, simile a quelli dell’hockey: basterà accenderlo per animare l’aria con le immagini tv tridimensionali.

E infine si svilupperà ulteriormente quel concetto di interattività che sempre più si impone nella comunicazione televisiva odierna, offrendo al popolo televisivo una varietà di servizi di facile accesso: partecipazione attiva ai programmi televisivi, servizi di informazione e di pubblica utilità, effettuare transazioni commerciali, interagire con gli enti locali usufruendo dei loro servizi.

L’idea di una tv digitale, non deve essere percepita, agli occhi del consumatore, come qualcosa di diverso dalla televisione classica, non vi saranno due televisioni, una tradizionale, analogica, a prevalente vocazione generalista, e un’altra, innovativa, avanzata, per certi versi più “democratica”, in quanto maggiormente rispondente ai bisogni e alle necessità della domanda, rappresentata dalla tv digitale.

Per tranquillizzare i tradizionalisti, dichiaro che nel palinsesto generalista, nella Tv storica insomma, non verranno mai a mancare le cose più importanti. Tanto per essere chiari, non si perderà mai del tutto il calcio, il cinema, la cronaca, si continuerà a vedere le partite della Nazionale, le finali di Coppa, molti bei film e i telegiornali.

L’unico punto in sospeso rimane il problema di come l’industria televisiva e l’industria dei contenuti affronteranno questo nuovo scenario.

Con la non trascurabile peculiarità, tutta italiana, del futuro che aspetta a tutte le televisioni locali.

Per noi spettatori, cambierà solo il modo di rapportarci al mezzo.

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