Mina – Caramella

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mina caramellaDopo aver ascoltato Caramella di Mina si ha come la sensazione di essere affetti dalla sindrome di Stoccolma: non si riesce proprio a fare a meno di questa singolare carceriera. La Tigre di Cremona crea assuefazione, proprio come una droga. Questa sua ultima fatica musicale è quel tassello prezioso che mancava nella sua imponderabile discografia. La copertina del disco, firmata da Mauro Balletti, collaboratore storico di Mina, già promette bene. È proprio il gioco di colori degli incarti di caramelle assortite della cover, infatti, a essere la chiave di volta su cui poggia l’album, perché descrive chiaramente l’approccio che l’artista lombarda ha avuto nei confronti di questo lavoro: cercare di tratteggiare diverse sfumature musicali, diversi gusti di caramella, a seconda degli stili e degli stati d’animo di chi ha scritto i brani. Questo gioco a incastro tra i vari autori è una caratteristica primaria degli album della cantante solo che, in questa occasione, Mina e i suoi collaboratori hanno fatto un lavoro davvero lodevole nel mischiare generi musicali e realtà distanti l’una dall’altra. È questo lo spirito vincente di questo progetto. Così, se il duetto con Seal in You get me risulta, a parere di chi scrive, un tantino distaccato, il resto è ineccepibile. Un esempio su tutti? La Mina ‘alternativa’, che in Caramella dà il meglio di sé. D’altronde, la signora Mazzini ci aveva già abituati a queste incursioni nel sottobosco musicale italiano, data la sua ormai nota passione artistica per Manuel Agnelli e gli Afterhours, ma qui riesce a superarsi. La seconda traccia è quella che illumina il disco: la cover – parola che qui è decisamente fuori luogo – di Io e te di Paolo Benvegnù, reinterpretata dalla nostra, ti entra nella pelle, è quella droga di cui parlavamo all’inizio. Una vera delizia per le orecchie. Mina è veramente coinvolta nell’interpretazione, risultando passionale e struggente allo stesso tempo. Ottimi gli arrangiamenti di Franco Serafini. Ma non finisce qui, perché dopo la collaborazione del 2009 con Boosta nel brano Non ti voglio più l’artista prende due Subsonica con una fava: Solo se sai rispondere di Max Casacci e La clessidra di Boosta, con il suo minimalismo elettronico, aggiungono quel tocco sperimentale che incanta. Mina è pura avanguardia e dovrebbe continuare a seguire questa scia artistica.

Continuando nell’ascolto, ci troviamo di fronte a brani dalle tinte pop come Accendi questa luce e Mi piacerebbe andare al mare della già collaudata coppia di autori Andrea Mingardi e Maurizio Tirelli, e la romantica Amoreunicoamore di Fabrizio Berlincioni e Silvio Amato (“Amore senza una ragione, senza via d’uscita, impossibile padre padrone della nostra vita” sono solo alcuni versi di questa splendida canzone, fatti propri da una Mina in stato di grazia). Una segnalazione a parte merita Il povero e il re, una malinconica ballad scritta interamente da Axel Pani, nipote della cantante, che da qualche anno a questa parte è stato reclutato come autore dalla nonna; i risultati sono buoni e il ragazzo ci sa fare. La tracklist dell’album, inoltre, contiene altri due duetti, Poche parole con Giorgia e Amore disperato con Lucio Dalla, già pubblicati nei dischi degli artisti citati ma non ancora presenti nella discografia della Tigre. Insomma, ce n’è proprio per tutti i gusti. “Caramelle non ne voglio più” cantava una Mina di tanti anni fa. Noi, invece, da lei non saremmo mai stufi di riceverne.

Tracklist:

* You get me
* Io e te
* Il povero e il re
* Poche parole
* Amore disperato
* Così così
* Solo se sai rispondere
* Come se io fossi lì
* La clessidra
* Accendi questa luce
* Amoreunicoamore
* Ma comme faje
* Inutile sperare
* Mi piacerebbe andare al mare

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