La retorica del dolore e la pace

La retorica del dolore e la pace

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ciampino00L’Italia, Presidente della Repubblica in testa, si unisce nella retorica del dolore.  Meno di altre volte perché la verità, nascosta da un fitto velo dai pennivendoli embedded dell’ascarismo filoamericano, comincia a filtrare, comincia a mostrarci una realtà durissima ed atroce di una guerra di conquista combattuta nell’interesse geostrategico ed economico degli USA alla quale partecipiamo per non essere puniti dal nostro prepotente e grosso “alleato” ed essere catalogati in uno dei vari gruppi della sua lavagna che si conclude con quello degli “stati canaglia”. Siamo in Afghanistan per combattere, siamo integrati in una macchina di morte che ha finora prodotto centinaia di migliaia di vittime in una popolazione praticamente inerme. I patrioti che ci combattono sono armati da mine rudimentali costruite in cantina e da vecchi fucili kalashikov, ma sopratutto hanno l’arma vincente: sono motivati! La motivazione che manca ai nostri “cari ragazzi” che sono in Afghanistan perché membri di un esercito di professionisti in una trasferta importante non solo per i soldi ma anche per fare carriera. Se stai in un esercito di professionisti devi qualificarti come combattente!|

Io non mi unisco alla retorica del dolore. La retorica del dolore, oramai collaudata dai tanti morti che finora abbiamo riportato a casa, è parte integrante di un meccanismo di riproduzione e di sostegno dell’impegno militare. Meccanismo che si basa anche sulla cancellazione del dolore altrui. Nessuno è indotto a chiedersi se ci sono madri afghane che piangono i loro figli morti, la loro casa demolita dai bombardamenti, la loro vita sconvolta da dieci anni di guerra che hanno trasformato l’Afghanistan in un inferno controllato da truppe di occupazione ed anche da enormi quantità di killers contractors che stanno assumendo ogni giorno un ruolo sempre più importante fino a quando diventeranno anche essi il nuovo esercito dell’Occidente, gestito da SPA, sottratto ad ogni controllo democratico, in grado di condizionare e di svuotare la democrazia e le sue istituzioni. Il peso dei privati nell’organizzazione militare è crescente in tutto il mondo occidentale. La guerra non è  più soltanto il grande affare dei fabbricanti di cannoni, ma anche e sopratutto il nuovo capitalismo che investe non solo in armi ma in tantissime altre cose a cominciare dai soldati. L’investimento negli eserciti militari, nel loro approvvigionamento, nella loro organizzazione, nell’addestramento ed arruolamento di uomini, sta diventando sempre più importante. Finirà con il cambiare i connotati delle democrazie. Il peso dei generali e dei loro affari diventerà sempre più importante. Sempre meno controllabile diventerà l’operato degli eserciti che, una volta costituiti, come ogni  impianto industriale debbono funzionare a pieno ritmo. Si faranno guerre perché non si potranno smobilitare gli eserciti senza  provocare terribili shock economici e sociali e  crisi.

Siamo giunti a questo punto e siamo impantanati in una guerra senza prospettive anche per responsabilità della sinistra europea che ha votato nei Parlamenti le spese militari ed autorizzato le “missioni”. Anche i cattolici sono responsabili. L’Avvenire e l’Osservatore Romano hanno condiviso le guerre per ragioni ideologiche di contrasto alla religione islamica e per allineamento del Vaticano alla strategia planetaria degli USA. Ho sentito con le mie orecchie il Direttore dell’Osservatore Romano giustificare la guerra in nome di interessi finalistici dell’Occidente e della sua  “cultura”. Questa posizione dei cattolici e della sinistra europea hanno spento il movimento per la pace che ebbe le sue ultime manifestazioni di vita nel 2003. Il disorientamento della sinistra comunista e radicale è stato terribile.  La senatrice Lidia Menapace, durante il governo Prodi, polemizzava con Alex Zanotelli in difesa degli enormi stanziamenti militari approvati dal Senato. Gran parte di quella che una volta era la sinistra italiana, con il PD si è sempre di più orientata al sostegno senza se e senza ma di Israele, un sostegno che accetta la filosofia della strategia sterminazionistica verso i palestinesi e la ostilità verso l’Iran. Quando si sceglie di stare con Israele e gli USA tutto il resto è conseguenziale. Si diventa parte di un blocco politico di appoggio alle avventure coloniali e non ci si ferma a riflettere sui terribili danni che esse producono. Avevamo un Irak prospero unito e libero con Sadam Hussein. Ora abbiamo un pezzo di geografia  fratturato in tre o quattro pezzi violentato dagli invasori che vi hanno installato una base militare nucleare nel cuore di Bagdad e cinquantamila soldati e forse il doppio di contractors.

Oggi L’Avvenire, giornale della Cei, è in prima linea nella menzogna bellicista: parla di morte di “costruttori di pace” quando è oramai arcinota la funzione bellica dei nostri militari. Se i cattolici progressisti e la sinistra non rivedono le loro posizioni non sarà possibile una ripresa della lotta per la Pace. Soltanto un movimento esteso, forte, motivato, può impedire nuovi lutti in Italia e sopratutto la carneficina di popoli che non ci hanno mai fatto niente di male anche se, per colpevolizzarli in quale modo, la propaganda Cia parla di possibili attentati terroristici all’Europa, alla torre Eiffel. Intanto i drone di Obama ogni giorno bombardano con effetti criminali anche sul futuro i villaggi afghani dove cominciano a nascere bambini deformi a causa del fosforo e dell’uranio impiegato.

Agli Americani non interessa moltissimo vincere. Sanno che non hanno mai vinto una sola guerra dalla fine della seconda guerra mondiale. Sanno di non avere la motivazione da offrire ai marines per tornare a casa vittoriosi. Hanno in casa un milione di veterani, molti mutilati, molti impazziti, con un altissimo tasso di suicidi. Ma i milioni di combattenti ed il milione di veterani americani sono in grande parte appartenenti agli strati poveri della popolazione bianca o nera. Un esercito permeato da una fortissima ideologia imperiale e fascista legato alle multinazionali delle armi e del petrolio  usa i suoi poveri soldati in guerre assurde solo per giustificare la sua esistenza. Non credo che il Governo Usa abbia interesse ad una sistemazione geostrategica dei territori occupati. Credo che abbia interesse soltanto alla destabilizzazione permanente. Non ha voglia nè idea di pace e non fa niente. Ieri ha spostato il grosso delle truppe dall’Irak all’Alfghanistan, domani li sposta in Pakistan o in Sudan. Importante che la macchina da guerra giri sempre e che gli Stati di cultura non liberista siano nei guai. Non importa altro ed è terribile che a differenza dei grandi statisti che diedero vita all’equilibrio del mondo che ci ha governato per tanti anni, i potenti di oggi non hanno un progetto di pace.

Spero che la sinistra italiana riveda profondamente le sue posizioni sulla guerra ed elabori un manifesto capace di  decifrare la realtà di oggi e gli obiettivi che il movimento per la pace dovrebbe darsi al più presto.

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