Le impronte del diavolo

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Siamo nel febbraio del 1855, Inghilterra, un signore apre la finestra  e cosa vede? Ha nevicato! –  sulla distesa bianca però, qualcosa di insolito… impronte particolari, nitide…vanno verso il muro, proseguono verso il fossato si inoltrano nel paese…i paesani si accorgono che questa “linea” tratteggiata nel bianco è lunga 50Km, qualcuno nella notte ha lasciato queste impronte. Ma chi? Tutti concordi: è opera del diavolo.  Certo eravamo nel 1855 , ma oggi, ci sono ancora  tracce che suscitano sconcerto per le loro “particolari caratteristiche”?

La risposta è affermativa. In Italia ci sono impronte lasciate sulla lava  incandescente e anche in questo caso  si parla di “orme di diavolo”. Materiale perfetto per l’approfondimento di Voyager che infatti gli dedica un ampio servizio, con interviste fatte agli abitanti di Tora e Piccilli, che  documentano la straordinaria scoperta effettuata. Viene chiamata “Ciampate del Diavolo” una zona nelle vicinanze del Vulcano di Roccamonfina, un vulcano spento in provincia di Caserta in cui sono presenti delle “impronte misteriose”.

La tradizione popolare del luogo ha dato questo nome (che in dialetto significa “impronte del Diavolo”) a tali orme perché solamente un demone può camminare sulla lava vulcanica senza bruciarsi. Sono orme grandi, profonde, nessuno si è mai posto il problema della vera origine di quelle tracce, finché nel marzo 2003 un docente di stratigrafia dell’Università di Padova  si è recato di persona sul posto per controllare, facendo così una sensazionale scoperta: le impronte, infatti, appartengono all’Homo heidelbergensis, ominide che viveva nella zona circa 350 mila anni fa.

La data, inoltre, fa sì che le orme siano le più antiche mai trovate del genere Homo.

Si è scoperto  inoltre che,  i segni dei piedi sono  nel tufo (non nella lava) e appartengono ad un gruppo di tre individui che, 350 mila anni fa, è sceso lungo il fianco della montagna formato da fanghiglia calda. Nei punti in cui si scivolava, gli uomini si sono aiutati con le mani, lasciando infatti alcune impronte di dita. Probabilmente un vento secco ha asciugato velocemente il terreno, così da conservare nel tempo i segni del loro passaggio.

Le 56 impronte, che misurano in media circa 10 centimetri per 20, testimoniano la presenza di individui alti non più di un metro e mezzo. L’eccezionale scoperta, pone fine all’inquietante leggenda satanica e soprattutto ci collega con il nostro passato o per meglio dire alle  tracce lasciate dall’uomo più antico d’Europa, dal “Nonno di Neanderthal”, il nonno di tutti Noi!

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