Vendola a Firenze: troppo fumo e poco arrosto

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vendola

Ho ascoltato il discorso di Nichi Vendola al congresso fondativo di Sinistra Ecologia Libertà di Firenze. Non essendo iscritto a SEL, né essendo uno dei tanti che, nel Partito Democratico, utilizzano lo spauracchio dell’appoggio al governatore della regione Puglia per ottenere qualcosa in più nel partito o in vista di una ipotetica notte dei lunghi coltelli, mi permetto di non essere d’accordo con l’entusiasmo che ha accompagnato l’intervento di Vendola.

La prima cosa che mi ha colpito è stato il fatto che Vendola, anche se all’interno del congresso fondativo di Sinistra Ecologia e Libertà, non ha mai nominato la compagine politica se non agli sgoccioli del suo lungo ed estenuante intervento.

Un battesimo strano, quello in cui viene detto, sottovoce, il nome del bambino quando tutti o quasi sono usciti dalla chiesa.

E’ chiaro che SEL è stato solo un gradino su cui poggiare un piede, per andare oltre, verso i voti “che contano”.

Il discorso del governatore della Puglia non è per  SEL; è un discorso per  Vendola.

Nichi non è all’interno di un progetto politico complessivo, ragionato, condiviso.

Come Silvio egli impone (ovviamente da sinistra) se stesso e le sue parole d’ordine.

Il modello berlusconiano, di cui tanto egli parla (giustamente) male, viene cacciato dalla porta, ma rientra epicamente dalla finestra.

Vendola ha parlato tanto, con un discorso pirotecnico.

Discorso che passa per la Cina, per la critica dello stalinismo, per destra dell’america profonda, per Obama, ed arriva agli operai del mondo. Eppure, anche a guardarlo dall’ultima fila del congresso, si vede che Vendola non è Obama. Appare, tutta questa grandezza ed apertura, fuori luogo, stonata, soprattuto se rapportata al fatto che egli è candidato alle primarie in Italia e non candidato presidente negli States o neo eletto segretario generale delle Nazioni Unite. Parlare del mondo e del ‘900 nasconde l’impossibilità di aggredire con fermezza (con esclusione del pedaggio pagato all’idea storica di sinistra, parlando di Pomigliano e del lavoro en general ) i problemi dell’Italia.

E come potrebbe se, come si evince non solo da questo intervento ma da tutte le dichiarazioni precedenti a questa, la coalizione di riferimento va “da Che Guevara a madre Teresa”? Se si parla di destino della sinistra ma contemporaneamente si apre a Casini? Se si vuole dialogare, anche con qualche distinguo, con Di Pietro e Grillo?

In questa ottica “aggredire” i problemi dell’Italia sarebbe un suicidio; molto meglio restare su temi mondiali, europei, o italiani ma generali e ben accetti a tutti (come il lavoro) ed ovviamente parlare male (giustamente) delle destre.

Non dicendo nulla, ovviamente tutti saranno d’accordo.

Nascondendo le differenze sotto il tappeto, tutti saranno concordi nell’avere una coalizione così ampia.

Per fare cosa, io mi chiedo?

Per durare quanto, prima di fare la fine dell’arcobaleno nell’età di Prodi?

Ma quali sono i temi che dividono?

Anzitutto cosa vuol dire difesa del lavoro. No al modello Pomigliano, certo, e quindi? Che ne facciamo, ad esempio, della mitica e mistica flessibilità? Siamo certi che la destra del PD e Rifondazione comunista la pensano allo stesso modo? Quale sarà al strategia energetica del paese? Andremo ancora avanti con il carbone come alternativa al nucleare, devastando la nostra salute ed i nostri territori? E la laicità dello stato? I problemi dei diritti individuali legati al fine vita, i finanziamenti alle scuole cattoliche? Casini, i teodem rannicchiati nel ventre molle del Pd, Paolo Cento, Ignazio Marino saranno d’accordo e saranno in grado di sviluppare una politica di governo senza scoppiare dopo due giorni?

Vendola non ha affrontato e non affronterà mai questi temi, se non in toni vaghi, generali … cattocomunisti o democristiani che dir si voglia.

Il consenso vasto che egli vuole raggiungere, che è un consenso che passa attraverso Sinistra Ecologia e Libertà inteso come vile strumento per arrivare ai voti “che contano”, quelli del PD per intenderci, lo si può ottenere solo annacquando, allungando il brodo.

Un brodo che alla fine non piacerà a nessuno.

Sbaglia chi crede che Vendola rappresenti una possibilità, un’alternativa reale.

Come ogni messia che si rispetti avanzerà, per poi crollare sotto il peso del mondano e del reale, delle mediazioni impossibili e delle scelte di governo che scontenteranno tutti.

Si accettano scommesse …

Mario Michele Pascale

Candidato alle primarie nazionali del centrosinistra del movimento “Libertà ed Eguaglianza”

1 commento

  1. Quando lo sentivo in streaming ho pensato le stesse, identiche cose.
    Bravo!

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