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Il triangolo marito – moglie – amante è stato, per molti scrittori vissuti tra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo, una fonte inesauribile di ispirazione per romanzi e commedie. Tra questi il francese george feydeauGeorge Feydeau che ha tratto da questo triangolo amoroso inesorabili variazioni sul tema nelle sue numerose e celebri commedie.

Anche “Un siciliano a Parigi”, liberamente tratto da “Il sistema Ribadier”, di cui ieri sera abbiamo applaudito la “prime” al teatro Brancati a Catania, non si sottrae e a questo gioco di divertenti equivoci. L’ottimo adattamento della piéce è di Romano Bernardi, le bellissime scene, perfettamente art deco della Parigi fin de siècle, e i costumi sono di Giuseppe Andolfo, le musiche ad hoc sono di Matteo Musumeci e la regia di Giuseppe Romani.

Il Ribadier il cui sistema dà il titolo alla commedia è un formidabile Massimo Leggio che ha saputo caratterizzare, con la bravura a cui ci ha abituati, questo marito-amante un po’ imbranato il cui sistema infallibile, da lui escogitato per tradire la moglie (e che non vi sveliamo per farvi venire la curiosità di andare ad applaudirlo), per un evento imprevisto, non funziona più e provoca tutta una serie di eventi a catena che scatenano l’ilarità e gli applausi del pubblico.

Il “fatto imprevisto” è l’arrivo a Parigi di un siciliano, cioè Aristide Tomaselli, fratello del primo marito della protagonista, interpretato con la consueta ironia da Tuccio Musumeci che, grazie anche all’abbigliamento che provoca il sorriso e allo stretto dialetto siciliano delle sue battute, dà vita a un personaggio che viene “dalla Trinacria” e che alla fine scombina i piani di Ribadier mandando in tilt il suo sistema.

Protagonista femminile, in quanto moglie di Ribadier e sogno desiderato da Aristide, un’effervescente e bravissima Concita Vasquez che si destreggia abilmente tra i due riuscendo a essere, alla fine, unica vincitrice di questa singolar contesa per la sua abilità nel sapersi prendere gioco di entrambi smascherando le loro “manovre”.

Il marito dell’amante di Ribadier è un prorompente e bravo Agostino Zumbo che abilmente “esagera” sia nella gestualità che nella recitazione per rendere questo personaggio, che all’inizio sembra solo il “cornuto” di turno e il perdente, in un abilissimo e involontario “collaboratore” dell’altra “cornuta”, la signora Ribadier.

Non poteva mancare una piccola “liason” tra la cameriera di casa Ribadier, Sofia, interpretata dalla deliziosa Egle Doria, che la rende petulante e opportunista e lo stalliere germanico Gusman, impersonato da Claudio Musumeci, che lo caratterizza parlando un misto di italiano e tedesco e con gestualità un po’ marziali.

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