Il Mistero Buffo di Dario Fo…nell’umile versione pop

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show_misterobuffo2_fotolidiabagnara-large773Ieri sera al teatro Petruzzelli di Bari è andata in scena la prima barese de “Il Mistero Buffo di Dario Fo (p.s. nell’umile versione pop)” .

Lo spettacolo di e con Paolo Rossi, con la partecipazione straordinaria di Lucia Vasini e musiche composte ed eseguite dal vivo da Emanuele Dell’Aquila, per la regia di Carolina de la Calle Casanova, è stato presentato dalla Corte Ospitale-Compagnia del Teatro Popolare in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber.

Ieri abbiamo visto un Paolo Rossi che non delude, che ci fa ridere, riflettere anche piangere all’occorrenza. Uno spettacolo per il pubblico e con il pubblico che ci conferma la convinzione, già acquisita da tempo,  che l’improvvisazione è l’anima del teatro.

Un omaggio di Paolo Rossi al maestro Dario Fo da cui però si differenzia con la sua umile versione pop, intesa come popolare, come lo stesso maestro Fo afferma in una intervista di qualche mese fa: “Una frase scherzosa. Pop come popolare. Capace quindi di trovar voce ovunque, in ogni latitudine e cultura. Mistero Buffo è andato in scena dalla Cina all’India all’Africa. Per restare dalle nostre parti, ho visto dei fantastici interpreti siciliani o napoletani”.

E ancora sempre Fo afferma:”Senza inoltrarmi in gare o in assurde classifiche, riconosco che Paolo Rossi ha più di un asso a suo vantaggio. Intanto, pur se nato a Monfalcone, è milanese d’adozione. Un vantaggio linguistico e culturale che gli ha fatto trovare le giuste tonalità del grammelot, la parlata dialettale che ho reinventato seguendo echi onomatopeici, intrecciando gerghi diversi, antichi idiomi”.

Un vivace mix di veneto-ferrarese-lombardo prende infatti il posto del raffinato grammelot.

Quello che rimane intatto è il principio ispiratore delle opere del maestro e dell’allievo, ossia il desiderio di raccogliere il quotidiano e portarlo in scena, analizzarlo, viverlo, denunciarlo se è necessario, insomma la rivisitazione del tema della giustizia, caro al maestro Fo.

“Se Gesù Cristo tornasse oggi chi sarebbe? Cosa potrebbe fare? Saremmo in grado di riconoscerlo e seguire la sua rivoluzione, i suoi dogmi, i suoi miracoli?

Clandestino allora come tanti oggi nel nostro paese fu accolto, ammirato, perseguitato e poi giustiziato. Un Gesù raccontato da un giullare, da Giuda, da Maria e dal popolo. Oggi, per paradosso, ognuno di noi è un povero cristo, ognuno di noi è “in fila alla biglietteria del cinema Italia.”

Le musiche di Dell’Aquila ben si sposano con tutto lo spettacolo, diventano protagoniste della scena saltellando qui e lì con lo stesso ritmo frenetico dell’attore Rossi, quasi inseguendolo in un avvincente “acchiapparello”.

La presenza di Lucia Vasini ha rappresentato un momento di alta simpatia e di alta drammaticità. La sua rivisitazione in bergamasco della Passione di Cristo ammutolisce il teatro e la crocefissione del clandestino (attore silenzioso di tutto lo spettacolo) rappresenta l’espressione più alta della drammaticità che, anche se ben celata dalla comicità, è stata palpabile tutto il tempo.

Delizioso il finale, una canzone scritta da Gaber, Iannacci e Fo, “Ho visto un re”…ah beh, sì beh…e anche chi già era in piedi per lasciare il teatro si è dovuto suo malgrado, fermare, incantato.

Lo spettacolo “Il Mistero Buffo di Dario Fo (p.s. nell’umile versione pop)” ha inaugurato la stagione di prosa 2010/2011 del Teatro Pubblico Pugliese che si preannuncia quest’anno ancora più ricca ed entusiasmante.

Foto tratta dal sito del Teatro Pubblico Pugliese

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