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Carmelo Cannavò

E’ una delle più celebri commedie di Luigi Pirandello, composta nel 1916 in dialetto agrigentino e andata in scena per la prima volta in quell’anno al teatro Argentina di Roma, con una versione in italiano nel 1927 e una in napoletano nel 1935 ad opera di Peppino De Filippo e due riduzioni cinematografiche nel 1963 e nel 2005.

Ieri sera al teatro Martoglio di Belpasso, in una serata organizzata dai Rotary Club Paternò-Alto Simeto e Misterbianco in beneficenza per la Rotary Foundation, è andata in scena ancora una volta quest’opera del grande drammaturgo per la regia di Mario Sangani che ne ha curato una nuova versione in dialetto catanese, con la scenografia di Carmelo Miano, i costumi di Carmela e Rosamaria Rinaldi e la colonna sonora di una fisarmonica fuori scena suonata da Franco Zuccarotto: è’ stata una sorta di prova generale prima del vero debutto.

La trama di quest’opera è nota: Liolà è un semplice bracciante che, senza alcun interesse per il benessere materiale, vive senza remore la sua sessualità sconvolgendo allegramente e senza neppure accorgersene le regole grette e meschine della morigerata società in cui vive; come in altre opere di Pirandello proprio colui che appare il colpevole trasgressore delle norme sociali è invece il giusto e generoso riparatore dei torti subiti da chi è stato ingannato.

Liolà in questa nuova “mise en scene” è un formidabile Carmelo Cannavò che dà vita a questo personaggio con un melange di simpatia, sbruffoneria e imprevista dolcezza paterna; intorno a lui si muovono le tre figure femminili principali di zia Croce una Giovanna Criscuolo in perfetta versione ironico-drammatica, Mita impersonata da una bravissima Valentina Ferrante e Salvina Fama brava nel ruolo di Tuzza.

E in questo angolo rurale della Sicilia immaginato da Pirandello gravitano altri personaggi che contribuiscono alla “coralità” della vicenda: le due comari, gna Carmina e gna Gesa interpretate rispettivamente da Rosy Allegra e Carmela Trovato, Nellina Fichera e Nuccio Vassallo nei ruoli dei due “anziani”, zia Ninfa e zio Simone, e il “trio” delle giovani che spasimano senza successo per Liolà cioè Luzza, Ciuzza e Nedda interpretate da Loredana Scalia, Ilaria Giammusso e Teresa Calabrese. Ci sono anche i tre “figli” di Liolà, i piccoli Elia e Giosuè Fiammingo e Luca Sciacca.

Ci uniamo agli applausi del pubblico e ai complimenti meritatissimi, calorosi e sentiti del regista Capodici che, a fine spettacolo, dietro le quinte, ha avuto parole di elogio per tutto il cast.

1 commento

  1. Author

    Dimenticavo di sottolineare che lo spettacolo è prodotto dalla Brigata d’Arte di Belpasso dei fratelli Sangani.

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