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perthus-15-e-16-novembre-al-teatro-v-brancati-di-catania-per-nuovi-percorsiDue madri oppressive e due figli adolescenti: questi i quattro personaggi di “Perthus” di Jean-Marie Besset nella traduzione di Anna D’Elia con le luci di Alessandro Arena portato in scena ieri sera al teatro Brancati di Catania per la rassegna “Nuovi percorsi” da Giampiero Cicciò che, oltre a esserne il regista, interpreta una della madri insieme ad Annibale Pavone mentre i figli sono Andrea Luini e Matteo Romoli, la produzione è del Teatro Vittorio Emanuele di Noto e di Taormina Arte.

Sì, avete letto bene, le due madri. In una scenografia essenziale composta soltanto da tanti parallelepipedi neri Cicciò e Pavone entrano in scena in un completo giacca e cravatta elegante ma…indossando un paio di scarpe femminili coi tacchi, un escamotage davvero originale per delineare le due madri, Marianne e Irene, al tempo stesso autoritarie e vulnerabili, che cercano di plasmare e di pianificare l’avvenire dei rispettivi figli, Paul e Jean-Louis, che, in più, sono abbandonati a se stessi dai padri, invisibili nella pièce perché alle prese con ambizioni e carriere, sempre impegnati ad accumulare denaro.

Tutta la storia si svolge in una piccola città nel sud della Francia, poco lontano dal passo del Perthus che permette di attraversare i Pirenei e raggiungere la Spagna. Paul è un liceale appassionato di letteratura e di teatro e incontra Jean-Louis, un giovane ammaliante e misterioso, alunno dell’ultimo anno. Molto rapidamente tra loro nasce una forte amicizia fatta di grande complicità ed esclusività ma mentre Paul si scopre innamorato di Jean-Louis, con tutta l’irruenza della sua età adolescenziale, le rispettive madri, Irene e Marianne, fanno conoscenza trovando ciascuna nell’altra lo specchio della propria esistenza; diventano amiche e confidenti, ciò che le unisce è soprattutto la loro infelicità di mogli. Sono decise a costruire un futuro prestigioso per i loro figli prodigio, sono ambiziose e determinate e non lasceranno che la passione tra i due ragazzi faccia deragliare la carriera e la vita a cui esse li hanno destinati.

Tutti e quattro i protagonisti si meritano i nostri calorosi e sentiti complimenti e applausi: un serrato intrecciarsi di dialoghi senza un attimo di pausa, senza distrazioni per cambi di scena o interruzione tra gli atti, un unico lungo e appassionante dispiegarsi di sentimenti, emozioni, drammatiche ma talvolta anche velatamente ironiche, fino alla conclusione un po’ amara quando i due ragazzi, ormai diventati adulti, si incontrano nuovamente e si aggiornano sulle rispettive situazioni sentimentali ma le loro parole e i loro sguardi sono velati da un rimpianto per quello che avrebbe potuto essere ma non è stato per colpa di due madri oppressive e invadenti.

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