Il Racconto d’Inverno al Piccinni di Bari

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arton21417-7764bQuesta settimana al teatro Piccinni di Bari è andato in scena “Il Racconto d’Inverno” di W. Shakespeare, presentato da Teatridithalia di e con Ferdinando Bruni, Elio De Capitani assieme a Cristina Crippa, Elena Russo Arman, Corinna Agustoni, Luca Toracca.

Una delle ultime opere di Shakespeare, composta nel 1611, “il Racconto d’Inverno” è una tragicommedia che si snoda in 5 atti, tre tragici e uno comico che poi si fondono nel lieto fine, espresso nella catarsi finale.

E’ la storia della folle gelosia di re Leonte di Sicilia che, convinto del tradimento di sua moglie Ermione con il suo amico fraterno Polissene, re di Boemia, ordina dapprima l’avvelenamento dell’amico, sventato dal barone Camillo, e poi di conseguenza l’arresto della moglie che partorisce prematuramente la figlia Perdita, che Leonte crede figlia di Polissene. La bimba, ripudiata e abbandonata dal barone Antigono in Boemia, troverà una nuova famiglia e una nuova vita in due contadini che la trovano e la accolgono.

La storia sembra inizialmente senza speranza, la follia di Leonte porta alla morte di Ermione e del loro primogenito, e tutto sembra soccombere nell’oscurità. Nel quarto atto però torna finalmente la  luce espressa nei paesaggi bucolici, negli abiti colorati dei personaggi, nella musica e nelle danze.

All’amore di Leonte ed Erminia, distrutto dalla gelosia, si contrappone quello di Perdita, ormai giovane donna e innamorata di Florizel, figlio del re di Boemia, Polissene.

Il padre non approva le nozze tra il principe e la bella contadinella e insegue i giovani in fuga verso la Sicilia. Attraverso una serie di intrecci e piccoli miracoli roccamboleschi, la trama intricata della storia si dipana e la vera identità dei personaggi viene fuori preannunciando già il lieto fine.

La felicità raggiunge il suo culmine nella scoperta della statua di Ermione, conservata dalla baronessa Paolina, le cui sembianze talmente realistiche fanno desiderare a Leonte che essa possa muoversi e parlare. In effetti è così, Paolina, per evitare che la sua regina morisse di dolore 16 anni prima, le ha fatto fare un incantesimo che l’ha imprigionata in un limbo temporale, trasformandola in una statua. Ermione riprende vita e ritrova l’amore di suo marito e di sua figlia e così…tutti “vissero felici e contenti”.

Tragedia e commedia vengono unite dal tempo in persona…un signore anzianotto con le toppe sugli abiti, che in un singolare intervallo tra gli ultimi atti annuncia il preludio finale e conduce lo spettatore attraverso “il tempo” alla conclusione di questa splendida favola shakespeariana.

Lo spettacolo ci ha lasciati entusiasti e un po’ commossi, magnificamente interpretato, ha conservato tutti i canoni dell’opera shakespeariana, non privandolo, come spesso succede nelle libere interpretazioni teatrali, di quel sapore autentico che colloca un racconto in un tempo e in uno spazio che gli sono congeniali. Niente interpretazioni contemporanee insomma, niente abiti o scenari moderni, ma solo Shakespeare così com’è e come piace a noi.

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