Print Friendly, PDF & Email

il signor Bonaventura

Con che emozione, negli anni ’60, aspettavamo ogni settimana l’uscita del Corrierino per leggere anche le disavventure, sempre a lieto fine, del signor Bonaventura, personaggio dei fumetti che aveva un cane bassotto e parlava soltanto in ottonari con rime baciate o alternate nato dalla splendida e fervida fantasia di Sergio Tofano, che si firmava semplicemente Sto!

Negli anni ’30 lui stesso interpretò il suo personaggio sul palcoscenico e da allora si sono succedute molte altre edizioni fino a questa del teatro Stabile di Catania che sarà in scena fino al 18 dicembre come spettacolo per le scuole e che abbiamo applaudito oggi pomeriggio al teatro Ambasciatori.

Strehler diceva “Non esiste una favola per ragazzi o una favola per adulti. Dire teatro per ragazzi significa ghettizzarlo, la favola è per tutti” e oggi ne abbiamo avuto un’ennesima conferma dal calore del pubblico adulto presente che ha ripetutamente applaudito l’intero cast che ha dato prova di grande professionalità e simpatia iniziando dal formidabile protagonista, Angelo Tosto, che ci ha ormai “viziato”, in senso positivo, con le sue performances come attore e regista, oggi uno stralunato Bonaventura, una sorta di menestrello buono.

E bravo davvero Alberto Bonavia nel ruolo del bellissimo Cecè, una specie di dandy, di damerino, in coppia con la Contessa di Ciambella, resa petulante e sexy da Iridiana Petrone; brava anche l’altra coppia formata da Salvo Disca, il barone Partecipazio, succube della torreggiante moglie interpretata da Ester Anzalone.

Complimenti anche ad Alessandro Idonea nel ruolo non facile del cane bassotto, a Olivia Spigarelli n quello di madama Tuberosa, a Giovanni Tuzza che interpreta Paganini e alle tre “ragazze” cioè la piccinina, la prima e la seconda lavorante, rese molto ironicamente da Alessandra Barbagallo, Marzia Longo e Maria Rita Sgarlato.

Begli gli arrangiamenti musicali di Aldo Tarabella e perfetta la regia di Italo Dall’Orto, allievo del grande Sto che dichiarava, riferendosi ai bambini, “facciamoli ridere…a teatro, risvegliando in essi il senso della bontà; più benefica quindi dei predicozzi, dei pistolotti e, soprattutto, della retorica”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*