La stampa e la sinistra che scredita il paese

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In una nota palazzo Chigi ieri si affermava che vi sono strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia a livello internazionale. I rifiuti, il crollo di Pompei, le indagini su Finmeccanica, le prossime pubblicazioni  di Wikileaks,  tutto verrebbe utilizzato da una parte della stampa e della sinistra per screditare il paese.
Il Presidente del Consiglio ha detto che per lui è “suicida che il Paese proceda contro chi costituisce con la propria capacità operativa la forza del Paese”.
Vale a dire che tutto è lecito se il fine è degno, Machiavelli docet. Dunque, ‘sì’ a ipotetici fondi neri, a eventuali tangenti, a probabili evasioni, se questo produce ricchezza. Purché non si sappia e non ci siano procure impiccione…
A veder bene, ciò, pare sia da sempre il Berlusconi-pensiero, almeno da ciò che si è saputo o si è letto, da quando il Cavaliere è sulla scena italiana, prima economica e poi politica.
Dunque perché stupirsi? Evidentemente, inoltre, in Italia c’è anche una maggioranza di italiani che la pensa come Berlusconi.
Se all’estero diamo una cattiva immagine è anche per questo. Per questa mancanza di rigore, talora ostentata, e di serietà. E che dire delle tante donne che partecipano alle feste di Berlusconi e che puntualmente sono sulla bocca di tutto il mondo?
I giornalisti sono matti, pare abbia detto Berlusconi al suo omologo ungherese, durante il Vertice Nato di Lisbona. Tutta colpa dei giornalisti, perciò, almeno di quelli di una parte politica.
Noi, nel nostro piccolo, pensiamo che in Italia nessuno abbia interesse a screditare il paese. Semplicemente i problemi ci sono, le cose accadono e la stampa racconta. O fare giornalismo vuol dire solo costruire dossier contro il nemico di turno?
Pur prendendo atto che talora c’è della partigianeria eccessiva sia a destra che a sinistra, riteniamo che sarebbe il caso di risolvere i problemi, di lottare contro il malcostume, di non tagliare le risorse dove servono, di agire con più serietà e rigore, invece che prendersela con la stampa.
“Se vuoi che una cosa non si sappia, bisogna che non si dica e non si faccia”, dice un vecchio detto popolare.
Le dichiarazioni su presunte minacce che gravano sull’Italia non sono che l’inizio della campagna delettorale, dice un articolo su la Repubblica di oggi. Può darsi. Come può anche darsi che Berlusconi stia mettendo le mani avanti nel timore che dal sito Wikileaks possano provenire spiacevoli rivelazioni capaci di dare la mazzata finale a un governo in crisi.
Le uscite di Berlusconi a noi purtroppo ci ricordano tristemente le disposizioni di Mussolini sulla stampa.  Il Duce dispose che non si dovesse più parlare delle sconfitte italiane (quella di Adua), che non si dovesse parlare di ciò che nel paese andava male o pubblicare le foto di donne smagrite o con la cosiddetta “vita di vespa”. Disegni e fotografie dovevano invece  rappresentare donne floride e sane, angeli del focolare atti a procreare e lavorare. Non si doveva dare l’idea di un paese povero. Si doveva invece dare l’idea di un paese prospero.
Come è finito il Ventennio lo sappiamo, dove potrà andare a parare l’Italia col Berlusconismo  e un’opposizione di tal fatta, è invece difficile da immaginare o è meglio non immaginarlo.
Meglio pensare che va tutto van bene, madama la marchesa. Poi le veline di mussoliniana memoria col Berlusconismo non son diventate altra cosa?

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