Storia, sensazioni ed emozioni di V.

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Mi è arrivata una lettera con questa storia…

valentinaQuesta è la storia di V.,  una transgender.

Questa è la storia della mia vita.

Mi chiamo V., ho 39 anni e da circa  due anni ho iniziato il percorso di adeguamento di genere per diventare donna !

Sono nata con attributi maschili , ma fin dall’età di 5/6 anni ho iniziato a provare un senso di disagio interiore e di estraneità  nei confronti del mio genere sessuale di appartenenza.

Data l’età molto giovane non ero in grado di capire il motivo di questo disagio ma sentivo interiormente di non appartenere totalmente al genere maschile , al contrario desideravo essere una femminuccia , e la notte quando andavo a dormire pregavo con la speranza di potermi risvegliare come  bambina.

Per onestà devo dire che la mia infanzia è stata vissuta serenamente , con due genitori che hanno sempre fatto quanto era loro possibile per non farmi mancare ciò che ogni bambino ha diritto ad avere !

Ovviamente era impossibile che potessi risvegliarmi come bambina e quando iniziai a capirlo iniziai a rassegnarmi a dover vivere la mia vita come maschio.

Ho sempre tenuto dentro me questo segreto senza mai rivelarlo neppure ai miei genitori , non so il perché , forse paura, confusione, in ogni caso quali che siano i motivi ho sempre tenuto nascosto il mio segreto.

L’unica valvola di sfogo era il travestimento , appena possibile indossavo gonne e indumenti femminili che mi trasmettevano una sensazione di appagamento, almeno temporanea , poi nella vita normale facevo il macho senza concedermi nessun atteggiamento effeminato, stando molto attenta a che il prossimo non potesse scoprire qualcosa su di me .

E’ possibile vivere una vita in un corpo e in un ruolo di genere che ti è stato assegnato dalla nascita ma che non senti tuo?

Io  credevo di poter convivere con il disagio anche se sapevo che  il prezzo da pagare sarebbe stato  molto alto , DOVEVO RINUNCIARE AD ESSERE ME STESSA !

Durante gli anni passati ho cercato quindi di reprimere e sono riuscita a crearmi un’esistenza all’apparenza “NORMALE” avevo un buon lavoro che mi permetteva una vita agiata e grazie alle mie doti di iniziativa imprenditoriale  avevo persino creato una mia attività commerciale partendo nel 2000 con soli 5 milioni di lire e arrivando ad un fatturato di 300’000 euro nel 2005. nel contempo  ho persino messo su famiglia sposando una donna verso  la quale provavo e provo ancora oggi un affetto profondo a prescindere da ciò che io sentivo di essere. Ho avuto anche un figlio , uno splendido bambino , con queste premesse speravo di poter andare avanti e alleviare il disagio !

Quando però il disagio diventa così forte da non poter essere represso e inizia a  causare sofferenza allora non ho avuto  scelta ! se volevo sopravvivere dovevo uscire allo scoperto rischiando il tutto per tutto !

Questo è quanto è accaduto in seguito alla decisione di rivelare al mondo intero ciò che realmente sentivo di essere e quindi la decisione di intraprendere il percorso per il cambiamento di sesso .

Per prima cosa ho chiesto all’azienda per la quale lavoravo da ben 14 anni ,senza mai una macchia , la possibilità di poter lavorare durante la transizione in ufficio , visto che io svolgevo un lavoro a contatto con la clientela e non volevo creare problemi di immagine  , poi appena finita la transizione e quindi con una identità femminile avrei ripreso il mio lavoro.

Speravo che dopo tanti anni di lavoro durante i quali ho dimostrato le mie capacità , la mia professionalità e il mio attaccamento all’azienda sarei stata capita e accettata.

Grande fu la mia delusione nello scoprire che del mio dramma e delle mie esigenze l’azienda si disinteressò completamente, non solo, fui sollecitata a dare le dimissioni poiché non ero in grado di poter sostenere il contatto con la clientela durante la transizione, e rischiavo di far perdere credibilità all’azienda .

Sapevo che avrei potuto rifiutarmi, ma sapevo anche che la mia clientela non avrebbe capito e avrei comunque perso tutto, e così seppure a malincuore accettai.

Le mie impressioni non erano sbagliato , iniziai a perdere anche la clientela del mio esercizio e alla fine non ero più in grado di lavorare da nessuna parte.

La depressione iniziò a farsi avanti, mi sentivo come morta , un essere inutile alla società , i pensieri di farla finita iniziavano a fare capolino nella mia testa !

Ma avevo ancora una famiglia , mia moglie faceva ciò che poteva cercando di mandare avanti l’attività che era rimasta l’unica fonte di sostentazione , ma dalla quale io ero esclusa .

Non avendo nessuna possibilità di lavoro sono arrivata alla strada della prostituzione, cosa della quale avrei fatto volentieri a meno, e che mi ha segnata !

Quando all’inizio della stagione estiva del 2007 mi fu offerto un posto di lavoro come lavapiatti in un ristorante per uno stipendio di 700 euro mensili lo accettai , sebbene come prostituta guadagnassi 3 volte tanto .

Poi la stagione finì e non volendo tornare per strada decisi di emigrare in Inghilterra dove speravo di trovare un lavoro onesto ma soprattutto dignitoso !

Londra è una città dove sicuramente si ha una  libertà maggiore ma i pregiudizi verso le persone transessuali non sono molto diversi.

Ho cambiato diversi lavori , quando pensavo di essere riuscita a trovare un lavoro che mi permettesse di realizzarmi venivo puntualmente licenziata dal manager che non voleva aver a che fare con una trans!

Ora sono veramente allo stremo delle forze! Stanca di lottare , forse anche stanca di vivere in un mondo che non mi vuole, mi sento sola, lontana dai miei affetti, umiliata da un mondo di maschi che vorrebbero portarmi a letto per provare l’emozione di fare sesso con una trans ma che il giorno dopo farebbero carte false per dimostrare di non conoscermi!

Vorrei gridare !

Vorrei gridare !

Vorrei gridare fino a restare senza più fiato

Ma perché dovrei gridare?

Forse perché il mio prossimo possa sentire meglio ciò che ho da dirgli?

Ma cosa devo comunicare al mio prossimo?

Non sempre è necessario gridare

Perché se quello che ho da dire potrebbe infastidirlo o al limite risultare indifferente non ci sarebbe urlo che lui possa sentire, anche se sta a mezzo metro da me !

E allora?

Allora dirò quello che ho da dire a bassa voce , con la speranza che il mio prossimo non ascolti con le orecchie ma con il suo cuore .

Sono diversa da te

AMAMI !!

V.

1 commento

  1. Author

    errata corrige: per la troppa velocità di digitazione nelle tag ho erroneamente scritto mTf invece che MtF, sembrerebbe una dstinzione non importante ma invece per le persone che appartengono a questo gruppo è fondamentale, me ne scuso e pongo rimedio 🙂

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