La Tv fa solo male ai ragazzi?

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E’ un luogo comune il fatto diffuso che vuole la televisione nociva per i bambini se non addirittura causa di correlati disturbi e nei casi più gravi vere e proprie malattie, per esempio la pigrizia fisica e mentale.

Ritengo al contrario che  non sia la televisione a far male ai bambini, ma la troppa televisione, unita all’abbandono e alla mancanza di dialogo con gli adulti. Cambiamenti legati alle esigenze di una società contemporanea frammentaria e fortemente individualizzata, che porta all’assenza di figure di riferimento parentali, occupate in lavori fuori dalla casa, necessari al mantenimento della famiglia che aggiungono stress, isolamento e solitudine. Realtà in cui la televisione si inserisce, non ne è artefice.

Prendiamo in considerazione le famiglie moderne che spesso vivono una vita frenetica: i genitori devono rispettare gli orari di lavoro, conciliarli con quelli dei figli, legati alla scuola e alle sempre più numerose attività extrascolastiche e come se non bastasse, cercare di trovare qualche spazio per se stessi.

Nella maggior parte dei casi i membri della famiglia si trovano riuniti per cena e in compagnia della televisione; papà e mamme, stanchi della lunga giornata lavorativa, hanno il desiderio di rilassarsi, di ascoltare le notizie del giorno al telegiornale o vedere un programma di “evasione”; i figli però pretendono di vedere programmi adatti a loro, cosicché spesso, per ovviare al problema, in una casa ci sono più apparecchi televisivi in stanze diverse.

Sul piano educativo l’esito più grave di questa organizzazione riguarda la diminuzione di momenti dedicati alla comunicazione ed all’ascolto, allo scambio di opinioni e di idee, alla presentazione dei problemi personali.

Realtà in cui la televisione si inserisce, non ne è artefice.

D’altro canto non si può negare che in TV esistono forme di programmazione mirate che tutelano i minori e li informano attraverso programmi di qualità che favoriscono la crescita e l’educazione. Basti pensare a trasmissioni che in forma documentaristica o animata trattano temi di storia, di geografia o di scienze naturali; ad alcuni programmi di intrattenimento pomeridiani molto ben fatti che si propongono obiettivi cognitivi, logici e linguistici.

Basti pensare al telegiornale per i ragazzi, il Gt Ragazzi, in onda su Rai 3 dal lunedì al venerdì alle ore 16:00. Ideato come  una rubrica di informazione rivolta ad un’età compresa tra gli 8 e i 13 anni  offre notizie nazionali e internazionali trattate con un linguaggio semplice e adatto ai giovani: si occupa di esteri, cronaca, musica e spettacolo, ma anche di ambiente e curiosità da tutto il mondo.

Quello che cambia rispetto ad un tg per adulti è il confezionamento della notizia: si cura il linguaggio, che deve essere semplice e diretto; si pone l’attenzione su elementi grafici che possano aiutare i bambini ad una maggiore comprensione; si rende il bambino protagonista, trasformandolo in giovane reporter o più semplicemente mettendo in primo piano, sempre, il suo punto di vista. Un tg colorato, veloce, ma al contempo serio e ben fatto, fortemente competitivo che non ha nulla da invidiare a quelli istituzionali degli adulti.

È quindi tutta una questione di misura, di responsabilità e di presenza e  nulla centra la televisione.

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