La lotta della Fiom e dei Cobas

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landini_fiom--400x300Ieri abbiamo avuto a Bologna una anticipazione dello sciopero generale dei meccanici e dei cobas. È stato un grande successo come lo sarà oggi. La partecipazione dei lavoratori è enorme ed è vibrante nonostante le maggiori difficoltà che si incontrano per la crescente povertà del lavoro dipendente ed il continuo aumento dei costi della vita indotti da un uso delle istituzioni sempre più asociale e sempre più oligarchico. Il costo della vita aumenterà con il federalismo fiscale che per mantenere i privilegi del ceto politico locale imporrà addizionali iperf e nuove i terribili tasse mentre i costi dei servizi, gestiti dai famuli e dai complici di questo ceto, aumentano di giorno in giorno e sono sempre più scadenti.

L’altro ieri ho sentito una intervista in TV del Presidente della Cooperazione di area PD. A proposito del contratto aziendale si dichiarava entusiasta fino al punto di dire che la competizione tra le aziende sarà una gara tra contratti e parlava senza alcun ritegno di contratti esistenti di 640 euro mensili. La cooperazione italiana è prospera, ricchissima, ha  mezzi finanziari enormi ma non c’entra più niente con l’idea e l’esperienza della cooperazione prampoliana rivolta a migliorare la condizione dei produttori, a socializzare gli utili, a reinvestirli per il miglioramento delle condizioni di vita degli associati. Oggi la cooperazione si muove come un perfetto meccanismo capitalistico: sfrutta i produttori riducendoli alla disperazione tenendo artatamente bassi i prezzi dei prodotti agricoli dal frumento alla carne, sfrutta i dipendenti applicando contratti derivanti dalla legge Biagi, usa i proventi per finanziare la sua espansione ed il benessere dei suoi dirigenti. Sfrutta i consumatori ai quali non concede assolutamente niente di più di quanto da il “mercato”.

Il peso della Cooperazione sul PD è enorme e ne condiziona le scelte di politica economica e sociale. Anche la Confindustria ha un enorme peso sul PD per ciò che sarà il dopo Berlusconi data l’inadeguatezza culturale di questo governo a reggere la situazione.  Non basta la capacità di Tremonti di non fare fallire l’Italia con i cosiddetti tagli orizzontali.

L’Italia rischia di morire soffocata lo stesso senza l’ ossigeno per riprendere il cammino della produzione e dei consumi.

Per questo la Marcegaglia ha fatto accordi con il PD che coinvolgono la CGIL con la quale ha stipulato un patto sociale che esclude lo sciopero generale.

Insomma l’immensa forza sprigionata dallo sciopero di oggi non trova ascolto politico. Tutti i gruppi dirigenti della politica in gara tra di loro a chi è più a destra è con Marchionne, non difenderà il contratto nazionale di lavoro, non difenderà i salari che scendono di giorno in giorno. La forza della FIOM non è sufficiente, non basta a bloccare l’espansione dei contratti aziendali che saranno agevolati da CGIL, Cisl ed UIl. Il grosso delle categorie affiliate alla CGIL non farà niente per contrastare l’avvento dei nuovi contratti. Dopo i contratti aziendali dal momento che al peggio non c’è mai fine, avremo gli accordi individuali comunicati dalla azienda ai lavoratori. “Prendere o lasciare”. Tutto il sistema contrattuale italiano è destinato ad essere travolto. Non saremo molto di più della Serbia o della Polonia o della Romania, ma con costi della vita immensamente maggiori.

Lo sciopero di oggi per essere produttivo di effetti dovrebbe darsi un cammino politico per la costruzione di una nuova Confederazione di Lavoratori in grado di bilanciare il peso di Cgil, Cisl, Uil, obiettivo possibile. Dovrebbe dare vita ad una forza del socialismo capace di tornare in Parlamento ed occupare il suo posto di rappresentanza del lavoro dipendente.

La Fiom dentro la CGIL è destinata a capitolare, ad essere una mera testimonianza del malessere operaio. Il sindacalismo italiano ha bisogno di una riforma radicale che può avvenire soltanto con la nascita di una nuova forza. Se le cose restano come sono oggi, anche la FIOM è destinata al ruolo subalterno già accettato da CGIL,,CISL ed UIL.

Bandiera del nuovo Sindacato dovrebbe essere il Salario Minimo Garantito, l’abrogazione della Legge Biagi, l’abrogazione del collegato lavoro e delle leggi sulla scuola e università, un nuovo internazionalismo, la lotta a tutte le privatizzazioni dei servizi pubblici a cominciare da quelli comunali.

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