Rivolte

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A dare il via alla rivolta tunisina, almeno ufficialmente, è stato il suicidio di un giovane a cui la polizia aveva tolto il banchetto dove vendeva frutta e verdura. Il suo gesto, darsi fuoco, era poi stato imitato, nei giorni seguenti, da altri tre connazionali e da lì era divampata la sommossa. Quindi, da un lato la crisi economica, il problema di sbarcare il lunario che si era fatto di giorno in giorno sempre più pressante, ma dall’altro la non sopportazione di un regime, quello di Zine Abidine Ben Ali, al potere dal 1987, che, negli anni, ha soffocato ogni dissenso e cancellato le libertà così come le intendiamo noi europei.

Poi la ribellione, sull’onda di quella tunisina, si è allargata anche all’Egitto. Le motivazioni, anche in questo caso, sono state la mancanza di libertà e l’insopportabilità di un regime, quello del “faraone” Hosni Mubarak, al potere dal 1981. Qui la rivolta è stata meno pacifica che in Tunisia e si contano già a decine i morti e i feriti.

In Italia, per fortuna, si può ancora dissentire (magari fino a un certo punto, visto che se si oltre quel limite vengono messi in piazza calzini turchesi e amori giovanili), bene o male il pane quotidiano non manca a nessuno e Berlusconi è al potere solo dal 1994.

Stando così le cose, quindi, non ci sarebbero le condizione perché anche gli italiani scendano in strada per protestare.

Ma è proprio necessario non avere di che mangiare per farlo? Non ci basta essere governati da chi pensa solo agli affari propri e al godimento del Sultano, cosa che ci ha fatti diventare lo zimbello di tutto il mondo?

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