Berlusconi come Mubarak

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Per la serie: “E non se ne vogliono andare”…va in onda su tutti i programmi televisivi di approfondimento giornalistico l’argomento più dibattuto del momento: lo scontro politico che vede come nella recente rivolta egiziana schierati gli oppositori, convinti che il bene del nostro Paese possa essere salvaguardato solo con le dimissioni del Presidente del Consiglio e i fedelissimi che sperano nelle sue capacità di risollevare le sorti della crisi italiana.

Tutti i programmi, da Ballarò ad Otto e mezzo, dai Tg ad Annozero come un grande tam tam mediatico si fermano ad analizzare, discutere, verificare, fotografare quale sia la nostra attuale situazione e una possibile soluzione.

A Ballarò su Rai 3: Casini e Bersani sono chiamati a parlare ancora delle vicende del premier e  dello scandalo Ruby ovviamente, ma anche al tema delle alleanze strategiche, un vero rompicapo: “Più di una volta si è parlato del suo privato. Ora si è oltrepassato  la misura, dobbiamo concentrarci sulla situazione italiana” sono le parole di Bersani.  Per la maggioranza di governo c’era Lupi, del Pdl, che ha difeso l’operato di Berlusconi e avvalorato la tesi dell’accanimento. Bersani  e Casini sono stati concordi nell’affermare che “il governo è fermo”, perché le  vicende personali del Premier Berlusconi, a detta del segretario del Pd, tolgono del tempo importante all’azione di governo per l’Italia. Bersani dichiara: “La misura è colma. Non si può più assistere ad un Presidente del Consiglio che non ha responsabilità. I fatti ci portano da tutt’altra parte, ad ipotesi di reato che fanno accapponare la pelle”.  Colpi e contraccolpi verbali,  toni che si scaldano, ognuno difende la propria idea.  Tutto sembra ormai chiaro e anche la saturazione del popolo italiano che subisce le conseguenze reali di questa stato di cose e come aggiunge Bersani: “Il mondo si chiede come mai gli italiani sopportano questo?”

Ma non è finita, anche Di Pietro durante Otto e mezzo su La7 afferma: “Siamo a fine della legislatura, ogni giorno aumentano i ministri che si vendono a lui, si vada al più presto alle elezioni, con una forza unitaria in grado di battere Berlusconi”, poi spiega anche il futuro del partito, la legge contro l’informazione e le intercettazioni, il lodo Alfano…

Su internet pare che siano tutti anti-berlusconiani. Ogni giorno sembra che tutto il popolo della rete si dia un gran da fare per evidenziare le idiozie e le demenze di questo uomo d’affari, sciupa femmine  e un po’ buffone. Ma allora chi sono ancora coloro che credono in lui?  Il PDL, di  Berlusconi, non ha vinto le elezioni per meriti suoi, bensì per i demeriti di un’Italia ossessionata  dal suo edonismo, dall’esibizionismo e dalla moralità ai minimi storici.  L’Italia del Milan, dei Briatore, dei Corona, dei Lele Mora e dei giornalisti in stile Emilio Fede. Gli italiani sono “profondamente cinici” sui loro leader politici e non hanno mai pensato che la condotta “privata” di un politico potesse avere serie implicazioni pubbliche. Ma adesso potrebbero non perdonarlo più.  L’ossessione nell’attaccare i “comunisti”, la magistratura e nel forgiare leggi sull’immunità per proteggersi, di fatto ha paralizzato il Parlamento e creato la fondata impressione che i suoi affari personali siano al di sopra di ogni altra considerazione. E questo è un peccato che gli italiani potrebbero non perdonare.

Allora cosa aspettiamo?  Dobbiamo per forza arrivare alla fame come gli egiziani per trovare il coraggio della ribellione? Non potremmo fermarci un po’ prima?

Forse basterebbe un’opposizione capace di sfidarlo su questioni calde come l’occupazione, l’immigrazione,  l’energia, i giovani. Forse.

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