Alcesti mon amour al Forma di Bari

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IMG_3741La stagione di prosa del Teatro Pubblico Pugliese ci ha presentato negli ultimi giorni Alcesti mon amour.

Tragedia di Euripide, splendidamente rivisitata dalla regia Walter Pagliaro, interpretata da una stupenda Micaela Esdra e con la partecipazione dei bravi Luigi Ottoni, Marina Locchi e Diego Florio, costumi e maschere di Giuseppe Andolfo; musiche di Germano Mazzocchetti.

Alcesti mon amour è andato in scena al Forma di Bari, un piccolo teatro che ha permesso di vivere appieno ogni momento, in un raccoglimento che in un ambiente più grande forse non ci sarebbe stato.

Ottima quindi la location ma soprattutto ottimo lo spettacolo, dalla regia, alla recitazione, ai costumi e musiche. Tutto curato con una semplicità efficace, ricca di riflessioni che si snodano e inseguono per tutto lo spettacolo.

La tragedia di Euripide ci racconta la storia di Alcesti, moglie di Admeto, re di Fere, in Tessaglia.

Admeto deve morire ma Apollo, rimasto al suo servizio per anni, ottiene dalle Moire che Admeto sopravviva se qualcuno accetta di morire al suo posto.

Lo spettacolo si apre proprio con il dialogo tra Apollo e Thanatos, la morte: un tavolo, un bichiere di vino, una sigaretta, un accordo dal sapore picaresco tra i due personaggi, una “mazzetta” di denaro per sancire lo scambio.

Nessuno però si offre di morire al posto di Admeto, né il padre, né la madre, solo sua moglie Alcesti decide di immolarsi per non perpetrare un tradimento, risposandosi dopo la morte del marito, a patto che anche il marito non si risposi, imponendo così una matrigna ai loro figli.

Così arriva Thanatos e si porta via Alcesti, lasciando Admeto prostrato nel suo dolore.

Intanto un personaggio molto pittoresco, dal sapore carnevalesco, annuncia il suo ingresso in scena con un suono di piatti talmente fragoroso da far sobbalzare tutta la platea. Un sottofondo di musica tribale, così arriva Eracle, amico di Admeto, che nel suo cammino tra una fatica e l’altra, decide di far visita all’amico.

Eracle trova Admeto in lutto, ma questi gli nasconde la morte della moglie e lo accoglie nella sua casa, imponendo alla servitù di sorridere e di chiudere l’ala del castello immersa nel dolore perché l’amico non venga infastidito.

Intanto entra la salma di Alcesti, la donna sta per essere portata via, ma prima Ferete, padre di Admeto,vuole rendere omaggio alla defunta regalandole ornamenti da mettere nella bara: scoppia così un alite furibonda tra padre e figlio. Admeto non vuole che Ferete assista al funerale, volano tra i due accuse di codardia e Ferete viene cacciato.

Eracle approfitta dell’ospitalità per bere e mangiare a volontà e, reduce da un banchetto che lo ha reso un po’ alticcio, scopre dal cuoco la verità: la morta è Alcesti. Eracle allora decide di affrontare Thanatos e riprendersi Alcesti per riportarla all’amico, rendendogli così la dovuta gratitudine per l’ospitalità ricevuta.

IMG_3822Torna così con una donna vestita di bianco, un velo le copre il volto, prega Admeto di tenerla con sé fino al suo ritorno, vuole che sia accolta in casa e magari che possa varcare le soglie del talamo nuziale. Admeto ancora addolorato per la morte di Alcesti e legato dalla promessa di non risposarsi, si rifiuta di prendere con sé la misteriosa donna velata. Eracle insiste e Admeto scopre che la donna è Alcesti, tornata in vita.

Eracle felice di aver reso felice l’amico torna alle sue fatiche…”addio mon amour”.

Tra i vari momenti dello spettacolo, come in ogni tragedia greca che si rispetti, il coro, interpretato da Marina Locchi e Diego Florio, dialoga con i personaggi o racconta, come voce fuori campo, l’avvicendarsi della storia.

Intermezzi delicati, spesso commuoventi nell’esprimere  e nel vivere gli stati d’animo dei protagonisti della storia.

Infine non possiamo lasciar passare inosservata la cura dei costumi e delle splendide maschere portate dagli attori sulle scene. Splendidi i colori e gli abbinamenti, originale, nella sua semplicità, anche la scenografia, un separè dal sapore orientale, le sedie, il tavolo da taverna.

Lo spettacolo di ieri ci ha lasciato la suggestione di un confetto di carnevale: goloso zucchero colorato all’esterno che sciogliendosi lascia in bocca l’intenso sapore del cioccolato.

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