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sul filo sottile del desiderio

Non è facile scrivere un racconto erotico, soprattutto, poi, se l’autore è una donna…ne sapeva qualcosa la grande Anais Nin, l’antesignana, la prima vera grande scrittrice erotica (dalla quale hanno poi preso spunto tutte quelle che, dopo di lei, si sono impegnate in questo filone narrativo), quando le fu proposto dal marito, Henry Miller, di scrivere, al posto suo, quello che poi sarebbe diventato “Il delta di Venere”. Le difficoltà sono molteplici, due tra tutte: quella di non scadere nella volgarità, nella pornografia, e quella di saper utilizzare, allo stesso tempo, una scrittura e delle descrizioni che siano sottilmente provocanti nel loro erotismo.

Nadia Turriziani, autrice di “Sul file sottile del desiderio”, ottempera, secondo il nostro personalissimo giudizio, alla prima delle due caratteristiche: nelle sue descrizioni sessuali non è mai volgare, non trascende mai nel porno ma, allo stesso tempo, esagera (e questo è, secondo noi, il suo limite) con la quantità di questi “incontri ravvicinati” talmente tanto da non essere più eroticamente attraente, da perdere quel pathos di novità, di empatia erotica che può nascere dalle varie situazioni sessuali quando siano accuratamente centellinate, dosate.

Un vero peccato perché la trama immaginata dall’autrice ha degli spunti interessanti sia per le storie che vi si intrecciano (madre adottiva e madre naturale, amante, figlie, ecc) sia per le descrizioni dei luoghi in cui avvengono questi incontri (qui la fantasia dell’autrice si scatena al suo meglio, dal mare al prato, da Parigi a Roma, dalla scrivania  alla cabina, ecc) che per l’intrecciare capitoli con le situazioni attuali a quelli con flashbacks del passato della protagonista narratrice, Barbara, la quale vive tre grandi amori: quello per l’amatissimo padre, quello per il marito Stefano, molto più anziano di lei, e quello, finale, con un giovanissimo ragazzo, Marco.

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