Indignazione

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indignazioneCon la richiesta del rito abbreviato per il cosiddetto “Rubygate” da parte della Procura di Milano, ricomincia oggi il calvario giudiziario di Silvio Berlusconi.

Venti giorni dopo, il 28 febbraio, riprenderà il processo per la vicenda dei diritti Tv, dove il Presidente del Consiglio è accusato di evasione fiscale e appropriazione indebita.

Il 5 marzo ripartirà un altro processo, il cosiddetto “Mediatrade”, nel quale il Cavaliere è accusato, tanto per cambiare, di appropriazione indebita e frode fiscale.

L’11 marzo, infine, riapre il processo Mills, quello nel quale il Premier è accusato di aver corrotto l’avvocato inglese David Mills affiché testimoniasse il falso durante il processo per l’acquisto della Mondadori.

Casualmente, da qualche giorno, in Parlamento è stata rimessa all’ordine del giono la discussione sulla proposta di legge sul cosiddetto “Processo breve”, breve nel senso che dopo sei anni dall’inizio del processo, se nel frattempo non si è arrivati alla sentenza definitiva, il reato si prescrive automaticamente. Tradotto in lingua italiana vuol dire che tantissimi processi, l’Associazione Nazionale Magistrati sostiene sarebbero tra il 10 e il 40%, non avrebbero una sentenza.

Gli avvocati/deputati di Silvio Berlusconi (a proposito, avete chiaro che almeno parte dello stipendio di avvocati, amici e amichette del Premier lo stiamo pagando noi contribuenti sotto forma di stipendio parlamentare, e che inoltre pagheremo loro anche una bella pensione per il resto della loro vita?) si stanno spendendo in questa direzione e il cagnolino fedele della Lega continua a soccorrere il Sultano in attesa di avere finalmente l’osso “federalismo” (o, piuttosto, per continuare a sedersi su poltrone che sono molto redditizie sotto tanti punti di vista).

In Francia sta facendo scandalo la notizia che le vacanze di Natale fatte in Egitto dal capo del governo francese, François Fillon, sono state pagate da Mubarak. Così come ha indignato tutti i francesi il fatto che il ministro degli esteri, Michele Alliot-Marie, abbia ammesso di aver viaggiato su un jet privato di proprietà di un uomo d’affari tunisino considerato vicino alla famiglia dell’ex presidente Ben Ali.

Che deve succedere perché anche il popolo italiano s’indigni e scenda in piazza per chiedere le dimissioni di questo Governo?

[la foto è di Claudio Scordamaglia]

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