Egitto 2011 e Iran 1978 a confronto

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Presentiamo parte di un articolo pubblicato da Al Jazeear  sul confronto fra la rivoluzione iraniana del  ’78 e quella egiziana di questi giorni di Mark Levine del Centro di Studi sul Medio Oriente, l’Università di Lund in Svezia.

Molti commentatori stanno confrontando Egitto all’Iran di 32 anni fa, in genere  per mettere in guardia sui rischi del paese di cadere  in una sorta di dittatura islamista che strappi il trattato di pace con Israele, che si  impegni in politiche anti-americane, che  privi le donne e le minoranze dei loro diritti (come se ci fossero tanti diritti sotto la dittatura di Mubarak).
Scrivo questo il 2 febbraio, anniversario preciso del ritorno di Khomeini a Teheran dall’esilio. E’ chiaro che, a parte che la religione è un fondamento essenziale della  identità nazionale e che il livello di corruzione e di repressione  di Mubarak e simile di quello dello Scià, le situazioni sono radicalmente diverse.
In Egitto non si tratta di una rivoluzione, nel senso letterale del termine, ma un modo di alzarsi in piedi e raddrizzare le cose. E’ l’insurrezione degli uomini con le mani nude che vogliono sollevare il peso terribile dell’ordine del mondo intero che preme su ciascuno di noi  ma più specificatamente su di loro, operai e contadini alle frontiere degli imperi. E’ forse la prima grande insurrezione contro i sistemi globali, la forma di rivolta che è la più moderna e la più folle.
Si può capire le difficoltà dei politici nel trovare soluzioni alle richieste delle folle: tutti chiedono  la cacciata del presidente. Davvero non vogliono niente di più? Tutti sono ben consapevoli del fatto che vogliono qualcosa di completamente diverso. Per questo motivo i politici esitano, e la situazione è in un vicolo cieco. Infatti, quale posto può essere dato, entro gli equilibri  della politica, di un tale movimento, attraverso il quale soffia il respiro di una religione che parla  della trasfigurazione di questo mondo?
Il leggendario filosofo francese Michel Foucault, dopo il suo ritorno dall’ Iran, dove fu testimone in prima persona dell’intensità della rivoluzione alla fine del 1978, prima drl ritorno Khomeini, disse che veramente si  annunciava l’alba di una nuova era.
Foucault è stato fortemente criticato dopo che Khomeini d si impadronì ella rivoluzione per non aver visto le scritte sui muri. Ma la realtà è che, in quei giorni esaltanti in cui le catene dell’oppressione erano letteralmente in frantumi, le scritte non erano sul muro. Foucault aveva capito che è proprio una forma di “pazzia” che era necessario rischiare tutto per la libertà, non solo contro il proprio governo, ma contro il sistema globale.
Ciò che era chiaro, però, era che la maggior parte dei governi del  mondo fra cui gli USA ha sostenuto lo scia e hanno negato sostegno alle masse che lo stavano rovesciando. Anche se questo non è affatto il motivo principale per il successo di Khomeini, di certo ha giocato un ruolo importante nella nascita di una forza di governo  anti americano, con risultati disastrosi.
I discorsi di Obama si sono spostati più rapidamente verso il popolo egiziano che il presidente Carter nei confronti degli iraniani tre decenni fa. ll suo rifiuto di chiedere le immediate dimissioni di Mubarak solleva il sospetto che, alla fine, gli Stati Uniti sarebbero cotenti se Mubarak fosse in grado di cavalcare le proteste verso una transizione “democratica”, che lasciasse  gli interessi americani in gran parte intatti.
Tanti governi, compreso quello d’Egitto, hanno utilizzato la minaccia di una vittoria  dei Fratelli Musulmani per giustificare la dittatura continua, con l’Iran come esempio storico per giustificare . Ma il paragone non tiene conto delle  differenze storiche. La Confraternita non ha leader della statura di Khomeini e non adotta la violenza contro tutti come decenni fa. Né vi è una cultura del martirio violento pronta per essere attuata da legioni di giovani, come avvenne con la rivoluzione islamica. Piuttosto che cercare di conquistare il movimento, che evidentemente non lo avrebbe mai stato accettato I fratelli mussulmani hanno rincorso la situazione in evoluzione e finora hanno lavorato all’interno della leadership piuttosto delle proteste.
Ma è altrettanto chiaro che la religione è una componente fondamentale della dinamica in  svolgimento. Anzi, forse le foto simboliche  della rivoluzione è una masse di persone in Midan Tahrir‎ (piazza della liberazione) china in preghiera,  circondano letteralmente un gruppo di carri armati mandati lì per affermare l’autorità del governo.
Questa è un’immagine dell’Islam radicalmente diversa da quelle che la maggior parte delle persone – nel mondo musulmano come in Occidente – sono abituati a vedere: l’Islam che si oppone alla violenza dello stato  attraverso una protesta pacifica; jihad pacifica : si è verificato innumerevoli volte in tutto il mondo musulmano, solo in scala più piccola e senza che la stampa mondiale la facesse conoscere al mondo.
Inutile dire che le ultime immagini – di guerra civile all’interno di piazza / prendono il posto di queste immagini:, se la violenza continua e alcuni manifestanti egiziani perdono la loro disciplina e iniziano  a esercitare la propria violenza organizzata contro il regime e i suoi molti tentacoli, c’è poco da dubitare che  così facendo sarà offerto la “prova” che le proteste sono violente e sono organizzate dai Fratelli Musulmani o da altri “islamisti”.
Vale la pena notare che di fronte a questa resistenza non violenta contro la violenza di regime , finora, Osama bin Laden e al suo vice egiziano, Ayman Al-Zawahiri, hanno avuto poco da dire .Gli  Egiziani non si sono mossi   per  un ritorno a un islam delle origini  mitico e puro – e una strategia delle bombe umane, ,, e gli aerei trasformati in missili : gruppi di giovani attivisti con orientamento  “laico” e “religiosa” insieme (nella misura in cui questi termini sono ancora appropriaI), sono riusciti a mettere  a fuoco un discorso universale della libertà, della democrazia e dei valori umani -e una strategia delle proteste sempre più calibrato a sradicare una delle più lunghe dittature del  mondo.
In Egitto si è sintetizzato così, giocando su un vecchio canto degli degli islamisti che “l’Islam è la soluzione”, con i manifestanti gridando: “La Tunisia è la soluzione”.
Il presidente Obama e i suoi alleati europei hanno delle  difficoltà  a schierarsi con le forze della democrazia peche l’amalgama di forze sociali e politiche dietro le rivoluzioni in Tunisia, l’Egitto di oggi – e chissà dove domani – in realtà costituiscono una minaccia molto maggiore al “sistema globale che ” al-Qaeda si è impegnata a distruggere e che i jihadisti combattono  Afghanistan, Pakistan, o  Yemen.
Che sia islamista o laico , un governo del popolo” si opporrà  alle politiche economiche neoliberiste che hanno arricchito le élite regionali costringendo la metà o più delle della popolazione a vivere al di sotto del 2 dollari al giorno .. Essi si rifiutano di seguire gli Stati Uniti o l’Europa nella guerra contro il terrorismo se questo significa la presenza continua, su vasta scala, di truppe straniere sul suolo della regione. Non potranno  più chiudere un occhio, o anche il sostegno, all’occupazione israeliana e all’assedio nei territori palestinesi occupati. Molto probabilmente non spenderanno una grande percentuale del loro reddito nazionale in spese militari che servono ad arricchire le industrie delle  armi occidentale e sostenere i governi autocratici, invece di portare stabilità e pace nei loro paesi  e nella regione nel suo complesso.
Essi cercheranno, come Cina, India e altre potenze emergenti hanno fatto, di spostare il centro di gravità economica globale verso la loro regione, le cui forze lavoro istruite e più economica farà ulteriormente concorrenza  alla forza lavoro più costoso, di Europa ed degli Stati Uniti.
In breve, se le rivoluzioni del 2011 avranno successo si andrà verso  la creazione di un sistema molto diverso, regionale e mondiale, di quello che ha dominato l’economia politica globale per decenni, soprattutto dopo la caduta del comunismo.
Questo sistema potrebbe portare la pace, uguaglianza e rispetto che così a lungo è mancato a livello globale – ma lo farà in buona misura erodendo ulteriormente la posizione degli Stati Uniti e altri paesi sviluppati Se Obama, Sarkozy, Merkel e i loro colleghi non vorranno capire un modo di vivere con questo scenario, pur sostenendo i diritti politici e umani dei popoli del Medio Oriente e Nord Africa, avranno un avversario molto più consapevole e potente che al-Qaeda potrebbe mai sperare di essere: oltre 300 milioni di arabi di recente affrancati.

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