Rivolte popolari nei paesi arabi

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L’onda lunga delle rivolte scuote tutto il mondo arabo e si rinfrange però in situazioni diverse nei vari paesi: facciamo un breve panorama.

Per il momento la rivolta è stata vittoriosa nella relativamente piccola Tunisia e in Egitto, il paese più importante e popoloso. In tutte e due i paesi i regimi, sia pure dittatoriali, erano pero abbastanza moderati consentendo una certa opposizione: di fonte all’emergere di una rivolta generale non sono stati in grado di opporre una efficace resistenza e sono crollati in pochi giorni.

Il paese attualmente più in crisi è la Libia: Gheddafi è un dittatore stravagante, ai limiti della follia che si porta in giro per il mondo le sue tende e la sua guardia del corpo femminile. Tuttavia dalla sua ha due punti: innanzi tutto non si fa nessuna scrupolo a scatenare i suoi fedelissimi e anche dei veri e propri mercenari in una sanguinosa repressione. Inoltre avendo la Libia grandi entrate per i prodotti petroliferi il tenore di vita è molto più alto che nei paesi vicini e comunque si possono promettere nuovi miglioramenti. Per il momento la rivolta pare confinata nella Cirenaica che tradizionalmente è ostile al regime del colonnello mentre Tripoli pare ancora tranquilla.

L’Algeria è stata all’origine dei primi movimenti: pure essa ha buone entrate petrolifere e quindi può promettere miglioramenti economici: non si può prevedere fino a quando questi possano bastare a disarmare la protesta.

Il vicino Marocco ha una tradizione di maggiore tolleranza e la monarchia pare avere ancora un buon gradimento: per il momento le proteste appaiono ancora sporadiche.

In Palestina per il momento non sono segnalati movimenti importanti: tuttavia sia HAMAS che la Autorità Palestinese (ambedue non sono riuscite a conseguire alcun risultato per la soluzione della questione palestinese) temono molto l’esplodere di proteste.

Pare invece che la monarchia ascemita della Giordania sia riuscita disarmare la protesta promettendo ulteriori riforme.

In Siria il controllo ferreo del governo per il momento ha impedito l’esplodere di proteste.

Nello Yemen invece la protesta continua con grande vigore e si combina variamente con le preesistenti rivalità fra gruppi religiosi diversi, sciti e sunniti.

Nel Barhein la protesta appare molto forte: anche in questo caso viene a combinarsi con la rivalità fa gli sciiti, maggioranza della popolazione e i sunniti che formano invece la classe dirigente.

Per il momento l’Arabia Saudita pare ancora immune e la monarchia conserva intatto il suo potere: tuttavia la situazione economico sociale è molto squilibrata.

In Iraq la lotta sanguinosa e infinita fra sunniti e sciiti monopolizza ancora la vita politica anche se qua e la si vedono movimenti che vorrebbero superare questa antica barriera.

Più complessa invece la situazione in Iran, paese per altro non arabo. Qui sia i sostenitori del governo che la opposizione hanno salutato con gioia la rivolta araba: i primi però sperano che essa confluisca o comunque sia influenzata dal fondamentalismo e i secondi, invece, vedono in essa una spinta alla modernità e al laicismo. Comunque i disordini e le manifestazioni che parevano assopite sembrano essersi ancora una volta ridestate.

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