“Amabili rimorsi” di Stefano Improta – Diamond editrice

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amabili rimorsi

Già il titolo di questa silloge poetica, “Amabili rimorsi”, colpisce perché è un perfetto ossimoro che ci dà un’idea dei sentimenti contrastanti che permeano le 24 liriche di Stefano Improta: i rimorsi, proprio per la loro natura, sono tutt’altro che amabili.

Ci è piaciuta molto l’idea “tecnica” dell’indice finale con una breve sinossi per ogni poesia, aiuta sicuramente a comprendere meglio il significato, talvolta forse un po’ ermetico, delle liriche che si ispirano allo stile e ai contenuti di Baudelaire e degli altri “poeti maledetti”.

Nell’arco delle 24 poesie vengono esaminati vari sentimenti, si passa dall’amore nei suoi aspetti meno romantici e più crudeli all’inerzia e poi alla paura, al rimorso, alla rabbia, allo smarrimento e, finalmente, a una sia pure debole rinascita.

Tre delle liriche sono dedicate a figure femminili, due celebri, Messalina e Cleopatra, e la terza a una ragazza senza nome che vende amore a pagamento; la poesia a lei dedicata “Il cigno vuoto” ci è particolarmente piaciuta “…finalmente è finita/i suoi occhi ombrati/e le sue tasche piene/tornano a rispecchiarsi… è la prima volta/che si accorge di esistere”. Ci ha colpito positivamente anche la prima delle liriche, “Stanco”, quando conclude con “…e non farmi pensare/che dovrò morire/perché non ho ancora/dato amore”, triste e amara riflessione.

Un altro ossimoro, seppur velato, è nascosto, secondo il nostro parere, nella poesia-dedica iniziale in cui il poeta paragona i suoi pensieri a palloncini che dovrebbero essere leggeri ma che, invece, sono pesanti come lapidi.

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