Dalla grande fame alla mania delle diete

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Continua il percorso di Enza Sampò nel programma Viva l’Italia, alla ricerca dei costumi degli italiani negli ultimi 150 anni sul canale Arturo. Un appuntamento che accompagna lo spettatore in un viaggio tra passato, presente e un ipotetico futuro, per comprendere al meglio le ragioni di tale mutamento. Un “ieri,oggi e domani” del piccolo schermo che fa leva sulle abitudini, comportamenti, sulle mode e i sentimenti degli abitanti dell’Italia. Se il presente non vi piace e il futuro vi spaventa,  ecco allora, l’occasione televisiva per un percorso a ritroso per capire cosa siamo diventati.

Siamo intorno agli anni ’40 e visto che “non mangiamo solo cibo ma, ricordi…”, cominciamo a ricordare con gli ospiti in studio : Silvia Migliaccio, Andy Luotto, Beppe Bigazzi, Alex Ravelli Sorini e Franca Rizzi , che ci rammentano  come si mangiava in tempo di guerra.  La carenza di cibo obbligava al consumo alimenti  poveri con una ritualità quasi sacrale, il lievito per esempio era un bene che si tramandava da padre in figlio.  Il forno a legna donava un sapore diverso agli ingredienti a seconda della legna utilizzata. Riassuntivamente si mangiava pane e companatico, ovvero pane e…:  uova, salame, pomodori, olio,  per fare la pasta bastava l’acqua e la farina. L’alimentazione, in generale, è un fattore importantissimo per mantenere un buono stato di salute e prevenire molte patologie ma, durante la guerra la scarsità della scelta rendeva necessario recuperare tutto, anche le bucce dei piselli e le fronde delle carote. Era una dieta carente per la corretta crescita dei bambini, una malnutrizione per difetto, si introducevano vitamine, proteine, sali minerali,  in quantità minore alle necessità degli organismi.

Tutti i prodotti di consumo, almeno in Italia, dall’abbigliamento ai generi alimentari venivano razionati: ogni cittadino non poteva avere più di una certa quantità di cibo. A seconda dell’età si ricevevano alimenti diversi, ad esempio i bambini dovevano avere più latte rispetto agli adulti. Questo sistema è chiamto “razionamento” e vi si può accedere solo se in possesso della “tessera”.

Si diffuse  il baratto: i contadini davano parte dei raccolti ai cittadini ricevendo in cambio abiti e scarpe. Ma si estende anche il mercato nero, ovvero la vendita clandestina ad altissimo prezzo di merci al razionamento. Con questo metodo molte persone si arricchirono approfittando della fame degli altri. Gravi i disagi soprattutto nelle città, a causa della difficoltà di ricevere i rifornimenti di cibo e di altri prodotti di prima necessità.

Bisogno primario e immagine potentemente evocativa, argomento di inchieste, ricerche, studi, mode, riviste di settore ma anche tema di preghiera, il cibo, nella sua dimensione economica come in quella simbolica costituisce da sempre un fondamentale elemento di discrimine. Tra carestia e ricchezza; tra salute e malattia;  il cibo ricopre un ruolo centrale nella storia e la cultura culinaria rappresenta un metro fondamentale per comprendere i cambiamenti che avvengono in una società.

E in effetti nell’era del benessere tra affanni e preoccupazioni ci stiamo dimenticando del valore del cibo e in più generale dell’alimentazione e oggi più che mai vale il detto “siamo quel che mangiamo”, infatti non prestiamo attenzione alla qualità degli alimenti, non dedichiamo tempo alla preparazione del cibo e per finire non dedichiamo il giusto tempo ad alimentarci.  Oggi il cibo è diventato un simbolo della velocizzazione, un vivere frenetico che cambia l’approccio alla cucina. Le persone sono sempre più impegnate,  hanno poco tempo per i fornelli, tutto è già pronto e da consumare in fretta.  Associato al benessere, il sovrappeso, un problema grosso dovuto ad una eccessiva introduzione quantitativa, ad una minore attività fisica e  ad  una maggiore assunzione di proteine animali e bevande dolci.

Insomma o  troppo poco o troppo e basta! L’unico ingrediente che noi uomini moderni dovremmo aggiungere sarebbe il buon senso per  poter recuperare il piacere del mangiare,  perché il cibo è anche poesia di vita!

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